Recensione – La notte che ho dipinto il cielo 

Iniziamo questo mese con un bellissimo libro pubblicato a febbraio.


Autrice: Estelle Laure                                  Genere: Narrativa                                 Prima pubblicazione: 2016                         Prezzo di copertina;  14,50€     Numero di pagine:278

L’autrice  


Estelle Laure è laureata in discipline dello spettacolo e si è specializzata in scrittura creativa per bambini e ragazzi al Vermont College of Fine Arts. Grande appassionata di Kurt Vonnegut, crede nell’amore, nella magia e nella capacità di affrontare le verità scomode. Vive a Taos, nel New Messico, con i suoi due figli. “La notte che ho dipinto il cielo” è il suo sorprendente romanzo di esordio.

La trama

Quanto volti ha l’amore? Per Lucille, diciassette anni e una passione per l’arte, l’amore ha il volto della sorellina Wrenny. Wrenny che non si lamenta mai di niente, Wrenny che sogna un soffitto del colore del cielo. E poi ha il volto di Eden. Eden che è la migliore amica del mondo. Eden che sa la verità. Quella verità che Lucille non vuole confessare nemmeno a se stessa: sua madre se n’è andata di casa e non tornerà. Ora lei e Wrenny sono sole, sole con una montagna di bollette da pagare e una fila di impiccioni da tenere alla larga. Prima che qualcuno chiami i servizi sociali e le allontani l’una dall’altra. Ma è proprio quando la vita di Lucille sta cadendo in pezzi che l’amore assume un nuovo volto: quello di Digby. Digby che è il fratello di Eden, Digby che è fidanzato con un’altra e non potrà mai ricambiare i suoi sentimenti. O forse sì? L’unica cosa di cui Lucille è sicura è che non potrebbe esserci un momento peggiore per innamorarsi…

Un estratto 

«Stasera non riesco a stare ferma, devo muovermi. Allora corro a prendere le tempere, i pennelli, e mi butto a capofitto sulla tela. Arancione, rosso, giallo, e poi azzurro, viola, verde. Quando ho finito mi ritrovo davanti a un tornado di colori. Sono sicura che artisticamente sia una schifezza. Ma so il significato di quel rosso, dell’arancione, del giallo. Sono io che brucio. E l’azzurro, il verde, il viola? Quello è Digby. Siamo dipinti insieme, sospesi sopra tutto e tutti.»


La recensione

Ho ceduto anche anche io al fascino di questo libro, spinta dal titolo intrigante e dalla luminosa copertina. Non me ne sono affatto pentita.

Il sapore delle pagine è molto simile a quello dell’altrettanro drammatico “Love letters to the death”, tradotto in italiano con lo sminuente titolo “Noi siamo grandi come la vita”. Fin dalla prima pagina si è pervasi da un profondo senso di tristezza: la storia si apre all’inizio del 14º giorno di vacanza della madre di Lucille e Wren, quello in cui dovrebbe tornare. Ma è chiaro a entrambe che ciò non avverrà e che dovranno cavarsela da sole, perché se le autorità venissero a saperlo sicuramente sarebbero divise. Il punto forte del romanzo è l’empatia che una situazione del genere suscita. Come due moderni Hansel e Gretel, Lucile e Wren si prendono cura l’una dell’altra. La forza d’animo di Lucile emerge chiaramente da ogni pagina, ma cede quando si trova con Digby, il ragazzo di cui è innamorata. Tale cambiamento così repentino non mi è piaciuto. Avrei preferito che la storia d’amore facesse solo da sfondo, anche se mi rendo conto che in un racconto così duro la tematica romantica fosse necessaria per alleggerire il tutto. Il personaggio di Digby l’ho trovato anch’esso poco interessante: viene descritto come un ragazzo perfetto ma a mio parere risulta troppo piatto, scialbo.

Lo stile è semplice e scorrevole, con descrizioni non troppo lunghe e personaggi ben delineati. I capitoli – diviso in giornate – sono brevi e il font di stampa piuttosto grosso; ciò contribuisce a rendere la lettura veloce. Non mancano colpi di scena e la presenza di un giallo sprona ulteriormente il lettore ad andare avanti.
Probabilmente qualcuno sarà portato a etichettarlo come un romanzo frivolo, l’ennesimo pretesto per una storia d’amore strappalacrime. Mi piacerebbe invece che l’attenzione andasse al messaggio finale di speranza, dai toni forse un po’ fiabeschi ma che raccontano comunque una storia drammaticamente attuale e reale.

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