Recensione – WARCHESS: la mossa del drago 

Torno con la recensione di un libro che mi è stato gentilmente spedito dall’autore.


Autore: John D. Smith             Genere: Narrativa fantasy         Prima pubblicazione: 2015        Prezzo di copertina: Gratuito, scaricabile da qui                    Numero di pagine: 130                      Casa editrice: autopubliccazione

La trama 

È l’ultimo giorno di scuola per Mike, gli studenti si trovano fuori nel parcheggio quando un forte lampo fa svenire tutti tranne lui. Viene attaccato dagli Shofen che si cibano di anime umane finché non viene salvato da due Black Jack armati di pistole e spada. Da quel momento la vita di Mike cambierà. Incontrerà Cavalieri, glover, fantasmi, elfi, demoni ma ogni inganno è nascosto dietro un altro inganno e arriverà a chiedersi se è lui a decidere il suo destino o fa tutto parte di una partita a scacchi di cui è solo una pedina.

L’autore

La sua passione sono i libri fantasy e thriller e ha voluto mettere alcune caratteristiche di entrambi nell’intera opera. Tra gli autori preferiti possiamo trovare Tolkien, King e Deaver. Il suo sogno? Andare a vivere in Irlanda e dedicare tutto il tempo alla scrittura.

Un estratto 

«Ti hanno trattato con gentilezza qui, ma oltre questa Porta troverai davanti esseri che vogliono ucciderti a qualunque costo e in qualunque maniera. Orchi, sicari, assassini e creature terrificanti» lo lasciò andare e gli porse l’arma. Si avvicinò al ragazzo. «Smettila di pensare come un essere umano: non esisti solo tu. Sono coinvolte forze così potenti che non puoi immaginare» la voce si affievolì sotto un velo di tristezza. «Alcuni di noi non possono scegliere le proprie battaglie perché arrivano e basta. Ma quando si può scegliere, come hai fatto tu, quelle battaglie devi vincerle ad ogni costo.»

La recensione
Parto dicendo fin da subito che come inizio di una serie è davvero molto buono. Ormai si è scritto su tutto e tutti e difficilmente si riesce a essere originali, in particolare quando si tratta di fantasy. Se inizialmente la storia sembra ruotare attorno al solito eletto, ben presto ci rendiamo conto che l’intreccio è assai più ampio. Il punto di forza del romanzo è proprio questo: la creazione di una fitta rete di eventi, personaggi, creature, luoghi, armi e via dicendo. Quando pensi di aver finalmente compreso qualcosa o qualcuno, arriva una luce a mostrarti che in realtà il buco è più profondo di quanto sembrava inizialmente. Tra i personaggi ho particolarmente apprezzato Petra ed Everest, due esempi di donne forti nonostante le difficoltà. La figura di Everest in particolare è un esempio di come John D. Smith sappia creare un profilo ben definito per chiunque. Pradossalmente ho trovato banale e scontata la caratterizzazione di Mike, il protagonista. Anche lui nasconde dei segreti che nemmeno conosce, ma a lungo andare sembra quasi essere il personaggio più inutile. È impulsivo, irascibile, egocentrico. Col passare del tempo si parla di una sua maturazione, che però, almeno in questo primo romanzo, non mi è sembrata del tutto completa. Mi risulta quindi difficile comprendere anche il personaggio di Tess, accecato dall’amore per Mike nonostante sembri non abbia nulla di particolare.

Mi ha colpito anche la precisione con cui la geografia e l’amministrazione del regno sono state concepite. Da una parte ciò affascina ulteriormente il lettore, da un’altra alcuni descrizioni potevano essere evitate per lasciare maggior spazio all’azione.
Un altro tasto dolente è la sintassi, in alcuni tratti discutibile. Per esempio

  • Si stiracchiò nel tepore del letto e con uno sbadiglio, si alzò e raggiunse la scrivania.

Qua manca una virgola di chiusura.

  • La mamma lo guardò sorpresa […] Lei guardò l’orologio sulla parete sopra il tavolo […] Lo guardò di sottecchi. […] Mike studiò l’orologio 

Ripetizioni

  • Un’inerzia confronto

Manca una preposizione

  • La cittadina ai suoi piedi era come un grande giardino, i fiori del colore dell’arcobaleno si confondevano tra le piccole costruzioni di legno e il verde smeraldo dell’erba era attraversato dal fiume Anorra, un nastro d’acqua limpido che mostrava le pietre rosa sul fondo. Il profumo nell’aria era come una macedonia di fiori.

Il verbo “essere” può essere sostituito da altri più specifici, evitando così ulteriori ripetizioni.

  • La paura che a sua madre fosse fatto[…]

È più corretta la forma “venisse fatto”

Questi piccoli refusi hanno appesantito un po’ la lettura.

Per quanto riguarda lo spin-off la sintassi è più corretta, probabilmente per via del ridotto numero di pagine, e rimane la peculiarità della rete d’intrecci. Emergono infatti nuovi dettagli e nuovi personaggi e anche un’insolita dose di umorismo.

“Tarma iniziò a tamburellare con i pollici sul volante per l’imbarazzo, poi dovette dire qualcosa. «E così tu sei una glover con un’età incalcolabile» pensò in fretta a cosa poteva dirle ma non gli veniva in mente nulla, allora si concentrò sulle parole di Marco. Qualcosa che riguardi il loro mondo, le cose abituali che fanno o qualcosa che le preoccupa, poi si decise. «Insomma questa menopausa non vuole proprio finire.»”

In conclusione La mossa del drago è un libro pieno di potenziale e che sa distinguersi, tuttavia ho sentito la mancanza di un ulteriore quid che mi permettesse di rimanere più coinvolta.

Visto il modo in cui si è concluso, ovvero lasciando un sacco di porte aperte, probabilmente più avanti acquisterò i sequel. Potete farlo anche voi tramite Amazon.

  • qua trovate il secondo
  • qua trovate il terzo
  • qua trovate il primo spin off

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4 thoughts on “Recensione – WARCHESS: la mossa del drago 

    1. No! Però sembra davvero molto interessante :D. Purtroppo adesso ho otto libri che aspettano di essere letti, ma quasi quasi me lo faccio regalare a Natale e magari lo leggo prima degli altri 🙂
      Grazie per la segnalazione!

      Mi piace

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