Recensione – Il grande Gatsby


Autore: Francis Scott Fitzgerald       Genere: Narrativa                                 Prima pubblicazione: 1925                        Prezzo di copertina: 4,90€                            Numero di pagine: 190                      Casa editrice: Mondadori

L’autore 

Francis Scott Key Fitzgerald (Saint Paul, 24 settembre 1896 – Los Angeles, 21 dicembre 1940) è stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense, autore di romanzi e racconti. È considerato uno fra i maggiori autori dell’Età del jazz e, per la sua opera complessiva, del XX secolo. Faceva parte della corrente letteraria della cosiddetta “Generazione perduta”, un gruppo di scrittori statunitensi nati negli anni 1890 che si stabilì in Francia negli anni Venti. Scrisse quattro romanzi, più un quinto lasciato incompiuto, e decine di racconti brevi sui temi della giovinezza, della disperazione, e del disagio generazionale.

La trama 

Ricchissimo, potente, invidiato, Jay Gatsby è il re senza corona di West Egg. Nella sua villa sfarzosa lungo l’Hudson, a Long Island, è lo sfuggente anfitrione di una corte fastosa e stravagante, che nutre di lussuosi ricevimenti. Ma non è felice: dal mistero del suo passato emerge a tratti il ricordo di un grande amore giovanile. Gatsby insegue disperatamente il sogno di ritrovare Daisy, di far rivivere il legame con la donna che lo ha respinto, povero e senza prospettive, per sposare il rampollo di una delle più grandi famiglie americane. Dovrà mettere in gioco tutto il peso del suo fascino e del suo potere, ma servirà solo a dare vita a una dolce follia destinata a finire in tragedia.

Un estratto

Quello alla mia destra era qualcosa di colossale sotto tutti i punti di vista: una copia accurata di qualche Hôtel de Ville della Normandia, con una torre da una parte, incredibilmente nuova sotto una barba rada di edera ancora giovane, una piscina di marmo e più di venti ettari di prato e giardino. Era il palazzo di Gatsby. […] Quanto alla mia casa, era un pugno in un occhio, ma un pugno tanto piccolo da essere trascurabile, così avevo il panorama sul mare, una vista parziale sul prato del mio vicino e la rassicurante prossimità di gente milionaria, tutto per ottanta dollari al mese

La recensione

Quando leggiamo un classico tendiamo ad aspettarci molto: un classico non può di certo essere un brutto libro o non sarebbe classico. Il rischio che le aspettative vengano deluse aumenta quindi considerevolmente. Perché questa introduzione così pessimista? “Il grande Gatsby” mi è piaciuto molto, eppure ho sentito l’assenza di qualcosa che lo rendesse al di sopra di altri libri che ho letto.

È un bel libro, con una trama semplice ma interessante, molto ben sviluppata. I personaggi sono tutti il piccolo tassello di un puzzle, si muovono nel loro ambiente, interagiscono ed esaltano incosapevolmente i vizi delle classi a cui appartengono. Gatsby in particolare è indubbiamente il più realistico e umano, convinto di poter riconquistare il proprio amore giovanile attraverso la ricchezza, il lusso, e un’apparente grandezza che alla fine della storia si sbriciolerà come polvere. Insieme a uno stile scorrevole, a tratti divertente e ironico, semplice ma senza mai risultare banale, questi singoli elementi rendono “Il grande Gatsby” una lettura incalzante e capace di apportare spunti di riflessione.

Tuttavia, sono solita pensare che, prima di giudicare un libro, bisogni tenere conto dell’epoca e del contesto storico in cui è stato scritto. Quello che io alla fine assegno non è un voto (perché di certo non sono una critica letteraria) ma è semplicemente il mio gradimento personale che dipende dai miei gusti e dalle mie idee. Personalmente posso dirvi che alla fine del libro ho provato un senso di amarezza per il triste epilogo, ma anche un sentimento di “Tutto qui?”. Non fraintendetemi, è un bellissimo libro, però mi sarebbe piaciuto ancora di più se fosse durato ancora qualche pagina. Evidentemente, però, non c’era altro da raccontare. A suo tempo fu sicuramente un romanzo innovativo per i temi trattati, per l’ambientazione, per la contraddittoria figura di Gatsby e via dicendo. Quando io leggo, però, non penso a ciò e semplicemente seguo le mie emozioni, che sono quelle che vi ho scritto: un libro bello ma a cui manca qualcosa.

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