Recensione – Volevo essere una gatta morta  


Autrice: Chiara Moscardelli:          Genere: Narrativa                         Prima pubblicazione: 2011      Prezzo di copertina: 6,90 €   Numero di pagine: 215               Casa editrice: Giunti

L’autrice 

Chiara Moscardelli, romana, vive a Milano. Il suo romanzo di esordio, “Volevo essere una gatta morta” (Einaudi Stile Libero, 2011), ha avuto un grande successo di pubblico e di critica, oggetto di culto della rete. Nel 2013, sempre per Einaudi Stile Libero, è uscito “La vita non è un film”

La trama 

C’è chi nasce podalica e chi nasce gatta morta. Chiara è nata podalica. Forse aveva già intuito che la sua vita non sarebbe stata una passeggiata… Che sarebbe sempre rimasta in piedi al gioco della sedia, o con la scopa in mano al gioco della scopa. E se la sarebbe dovuta vedere con chi invece è nata gatta morta. La gatta morta è una micidiale categoria femminile. Non fa battute divertenti, sta in disparte, non esprime opinioni. Ha paura dei thriller, le pesa la borsa, soffre di mestruazioni dolorose, non fa uscire il suo ragazzo con gli amici, non si concede mai al primo appuntamento e fin da piccola ha un solo scopo: il matrimonio. Chiara l’ha studiata per una vita. E ha capito che contro di lei non ci sono armi. Una catena di disavventure buffe e grottesche segnano il ritmo del libro: un attacco di colite notturna sul bus diretto in Chiapas che nasconde zapatisti, una corsa sulle montagne russe con le chiusure di sicurezza difettose, o il ragazzo dei sogni puntualmente rubato da un’amica gatta morta…

Un estratto 

Sono da sempre convinta di una cosa: se fossi nata gatta morta, la mia vita sarebbe stata diversa. La gatta morta è una categoria poco conosciuta, nascosta, silenziosa ma micidiale. Ha pochi pensieri, chiari, semplici. Nessuna dietrologia, nessuna complicazione. Ha una vita serena perché ha un unico scopo: il matrimonio. A diciotto anni ha le idee chiare su tutto ed è in grado di realizzare una cena completa per otto persone con sedici portate. Voi non ne siete capaci? Imparate alla svelta. A venti ha deciso quale sarà l’uomo che sposerà. Magari non è un uomo in carne e ossa ma è comunque la categoria a cui appartiene che inizia a prendere di mira: l’avvocato, l’architetto, il notaio, il dottore. Le qualifiche sono importanti. Nel frattempo tu stai vivendo dibattuta tra profondi pensieri e insondabili angosce. Devi trovare la tua strada nel mondo, cosa non facile. A volte incontri un uomo che ti piace e allora ce la metti tutta per cercare di conquistarlo. Ti mostri una donna completa, che sa ascoltare. Lo lasci libero di fare le sue scelte, spesso dolorose per te, cerchi di capirlo, di assecondare il suo ego. Sei spigliata a letto e non hai mai l’emicrania, sei una buona confidente, una complice, un’amica. E stai sbagliando, su tutta la linea. Infatti all’improvviso lui si innamora, ma mai di te. Però ti ringrazia: è merito tuo se ha trovato l’amore. E tu ti arrovelli, ti domandi dove hai sbagliato e come abbia fatto un’altra, in cosí poco tempo, a riuscire là dove invece tu hai fallito. Io le ho studiate a fondo e me ne sono fatta un’idea ben precisa. Le gatte morte sono geniali. Dietro la loro apparente passività si nasconde una forza, un’aggressività senza pari. Sono burattinaie che muovono i fili di marionette inconsapevoli. Non c’è niente da fare. Contro di loro non esistono armi. Ve lo dico con tutto il cuore, arrendetevi! Perché gatta morta si nasce, non si diventa. […] Ora che ho la coscienza pulita per avervi messo in guardia nei confronti della categoria, posso continuare a raccontarvi come le gatte morte hanno rovinato la mia vita. Forse saperlo aiuterà qualcuna di voi.

La recensione 

Come si evince dal titolo, “Volevo essere una gatta morta” è un libro comico, quasi demenziale. La protagonista, omonima dell’autrice, ci racconta in modo schietto le proprie disavventure amorose, tra ragazzi e uomini che la vedono solo come un’amica e gaffe su gaffe. Se a trent’anni non ha ancora trovato il principe azzurro, immagina Chiara, la colpa è probabilmente di un atteggiamento troppo affabile, ironico e indipendente. A cosa serve essere intelligenti? Tanto meglio fare la gatta morta, colei che ammalia con la propria insicurezza, le proprie debolezze, la propria dolcezza e la propria gelosia. Peccato che Chiara, nonostante i numerosi incontri, proprio non ci riesce a imitarle: gatte morte, dice, si nasce. Con una simpatia e una goffaggine simile a quella di Bridjet Jones (a cui però non vuole assolutamente essere accostata perché Bridget ha ben due uomini a farla la corte e, finite le riprese, anche qualche chilo in meno), Chiara affronta la vita, le fatiche, gli insuccessi e le delusioni. Al suo fianco gli amici che l’accompagnano fin dal liceo e che non sono meno comici della protagonista.

Chiara è una donna semplice inserita in situazioni al limite dell’assurdo. Ha una spiccata tendenza a lamentarsi con chiunque del fatto che non abbia una dolce metà, per poi stupirsi se come risultato incappa solo in storie che durano due giorni al massimo. A lungo andare risulta sfiancante, ma non per questo il libro perde d’interesse. È chiaro come l’intento sia quello di far ridere e perciò l’autrice calca molto sull’aspetto tragicomico, non mancando però di lanciare velate accuse ai fenomeni del favoritismo e del mobbing.

La storia inizia con la protagonista che sta per subire un intervento e ripercorre, sotto l’effetto dell’anestesia, tutta la propria vita, per poi concludersi con il suo risveglio. Nel finale Chiara sembra aver preso coscienza di sé e a mio parere si tratta di un cambiamento trattato in modo troppo veloce.

Il punto di forza del libro è sicuramente lo stile scorrevole, semplice, efficace e capace di cogliere l’essenza con poche parole.

In conclusione, “Volevo essere una gatta morta” è un bel libro, divertente, il genere di lettura che definiremmo “da ombrellone”. Non farà la storia della letteratura, ma è l’ideale per chi cerca una lettura veloce e poco impegnativa.

 

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