Letture in lingua – Leggere senza l’italiano 

Buonasera a tutti i lettori che seguono questo blog, a quelli che commentano o lasciano un piccolo segnale del loro passaggio e buonasera anche a chi mi legge in silenzio e già che ci siamo “Buon inizio agosto”!

Oggi ho il piacere di presentarvi una nuova rubrica, quella riservata ai Libri in lingua. Leggere in una lingua diversa dall’italiano non è semplice, soprattutto per chi nelle lingue straniere è una capr- una frana come la sottoscritta (a questo proposito, vi segnalo un  articolo in cui Liz consiglia alcune letture semplici in inglese) . I libri che vedete sotto, infatti, sono gli ennesimi assegnatimi dalla scuola e presto se ne aggiungerà un altro.


A voi le trame.

Sons and lovers (Figli e amanti)

 

Paul Morel, il protagonista di questo che è il libro di maggior intensità di David Herbert Lawrence, prima felice prova della sua pienezza di scrittore, è un giovane che vive una controversa educazione sentimentale. Il morboso legame con la madre impedisce sia a lui sia al fratello William relazioni sentimentali mature. Paul è combattuto fra l’amore per due donne, Miriam e Clara, e l’incapacità di sciogliersi dal vincolo del sangue che lo incatena alla madre. Solo con la morte della genitrice, evento al tempo stesso drammatico e salvifico, Paul Morel sarà libero di avventurarsi verso la vita adulta. Un romanzo dalla narrazione vigorosa, dove il sentire autobiografico si fonde con una misurata interpretazione freudiana dei rapporti famigliari.


Thérèse Desqueyroux 

 

Sin dalle prime pagine di questo libro – quando vediamo Thérèse, il piccolo volto «livido e inespressivo», uscire dal Palazzo di Giustizia dopo essere stata prosciolta dall’accusa di omicidio premeditato – ci appare chiaro per quale ragione questo memorabile personaggio non abbia mai smesso di ossessionare Mauriac. E non potremo che essere anche noi soggiogati dal fascino ambiguo di quella che l’autore non esitava a definire «una creatura ancora più esecrabile» di tutte quelle uscite dalla sua penna. La seguiremo, questa scellerata eppure irresistibile creatura, nel viaggio verso Argelouse: un pugno di fattorie oltre il quale ci sono solo i viottoli sabbiosi che si inoltrano verso l’oceano in mezzo a paludi, lagune, brughiere, «dove, alla fine dell’inverno, le pecore hanno il colore della cenere». Là Thérèse ritroverà quel marito che ha tentato di avvelenare, ma che l’ha scagionata per salvare «l’onorabilità del nome»: un ragazzone di campagna amante della caccia e del buon cibo, che lei ha sposato nella speranza di trovare rifugio da se stessa e da un pericolo oscuro. Ma neanche mettersi una maschera, cercare di vivere come anestetizzata, inebetita dall’abitudine, è servito: le «sbarre viventi» di una famiglia ottusa e conformista non sono riuscite a impedire che si compisse ciò che era scritto. Soltanto in una solitudine riconquistata a durissimo prezzo Thérèse potrà, forse, trovare una qualche forma di salvezza. I cuori puri, scrive Mauriac, non hanno storia; ma «quella dei cuori sepolti e intimamente legati a un corpo di fango» pochi hanno saputo raccontarla come lui.

 

Due botte d’allegria, insomma! Se volete scoprire se riuscirò a capirci qualcosa e magari a farmeli piacere, restate connessi 😀

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