Teaser Tuesday #2

E come ogni martedì, ecco qualche estratto da ciò che sto leggendo 🙂

Non sopporto di assistere allo scacco del suo coraggio, della sua resistenza caparbia. Esco, con una scusa qualunque, per nascondere la rabbia. Come un automa mi dirigo verso la panca che affaccia sulla piccola valle sotto casa mia. È sempre stato il mio posto speciale. 

È una panca spartana, quattro assi di legno inchiodate accanto al vecchio ciliegio. Lì sotto mio nonno faceva il fieno quando ero piccola, lo vedevo arrancare per quella riva impervia col suo carico sulle spalle avvolto in un vecchio telo di iuta, un po’ curvo sotto il suo peso ma con lo sguardo rivolto verso l’alto, fiero e profondo com’era lui. 

Su quella panca mi sono abbandonata milioni di volte, ascoltando cori di grilli, col sole che batteva sulla pelle mentre il mio sguardo vagava oltre, là dietro dove c’è il bosco, e sopra, dove i miei monti sono sentinelle impettite e benevole. Non c’è niente a cui non abbia pensato da lì.

Alla mia vita, ai miei amori.

Autrice: Fioly Bocca

Trama: Anita vive da tanti anni a Torino ma è cresciuta sulle Dolomiti, dove il vento soffia sempre e l’aria è fresca, dove l’aria trasparente profuma sempre di legno e di terra, e dove negli ultimi tempi è costretta a tornare a causa della terribile malattia di sua madre, che peggiora ogni giorno di più. È giusto mentire per proteggere chi ami? Anita decide di sì e ogni sera, quando si mette al computer per scrivere l’e-mail della buonanotte a sua mamma, racconta un sacco di bugie. Non le dice che il lavoro all’agenzia letteraria non le piace per niente, né che il suo fidanzato, Tancredi, è distratto, assente e certo non muore dalla voglia di fare piani concreti. Anzi, Anita descrive i preparativi per le nozze, immagina la chiesa del paese addobbata di fiori e i bambini che verranno. Finché un giorno, sul treno che la riporta a Torino, ogni finzione crolla di fronte agli occhi esotici di Arun, due occhi profondi che sanno guardare davvero, e a cui basta un istante per leggere tutta la tristezza di Anita. Ma chi è questo scrittore per bambini che ama il mare d’inverno? E perché, anche se vuole tenerlo lontano, qualcosa la riporta insistentemente a lui?

The next time Paul went to Willey Farm, Miriam could see that he was irritable. He did not look at her or talk or talk to her. He talked to her brothers and father until they went out to work on the farm, then Miriam said timidly “Will you come and see the daffodils?” He said nothing but followed her into the garden. 

Autore: David Herbert Lawrence

Trama: Paul Morel, il protagonista di questo che è il libro di maggior intensità di David Herbert Lawrence, prima felice prova della sua pienezza di scrittore, è un giovane che vive una controversa educazione sentimentale. Il morboso legame con la madre impedisce sia a lui sia al fratello William relazioni sentimentali mature. Paul è combattuto fra l’amore per due donne, Miriam e Clara, e l’incapacità di sciogliersi dal vincolo del sangue che lo incatena alla madre. Solo con la morte della genitrice, evento al tempo stesso drammatico e salvifico, Paul Morel sarà libero di avventurarsi verso la vita adulta. Un romanzo dalla narrazione vigorosa, dove il sentire autobiografico si fonde con una misurata interpretazione freudiana dei rapporti famigliari.


Thérèse, beaucoup diront que tu n’existes pas. Mais je sais que tu existes, moi qui, depuis des années t’épie et souvent t’arrête au passage, te démasque. Adolescent, je me souviens d’avoir aperçu, dans une salle étouffante d’assises, livrée aux avocats moins féroces que les dames empanachées ta petite figure blanche et sans lèvres. Plus tard, dans un salon de campagne, tu m’apparus sous les traits d’une jeune femme hagarde qu’irritaient les soins de ses vieilles.

Parentes, d’un époux naïf : __ “Mais qu’a-t-elle donc ? disaient-ils. Pourtant nous la comblons de tout.” 

Depuis lors, que de fois ai-je admiré, sur ton front vaste et beau, ta main un peu trop grande ! Que de fois, à travers les barreaux vivants d’une famille, t’ai-je vue tourner en rond, à pas de louve ; et de ton oeil méchant et triste tu me dévisageais.

Beaucoup s’étonneront que j’aie pu imaginer une créature plus odieuse encore que tous mes autres héros. Saurai-je jamais rien dire des êtres ruisselants de vertu et qui ont le coeur sur la main ? Les “coeurs sur la main” n’ont pas d’histoire… mais le connais celle des coeurs enfouis et tout mêlés à un corps de boue. J’aurais voulu que la douleur, Thérèse, te livre à Dieu ; et j’ai longtemps désiré que tu fusses digne du nom de sainte Locuste. Mais plusieurs, qui pourtant croient à la chute et au rachat de nos âmes tourmentées, eussent crié au sacrilège. 

Du moins, sur ce trottoir où je t’abandonne, j’ai l’espérance que tu n’es pas seule.

Autore. François Mauriac

Trama: Sin dalle prime pagine di questo libro – quando vediamo Thérèse, il piccolo volto «livido e inespressivo», uscire dal Palazzo di Giustizia dopo essere stata prosciolta dall’accusa di omicidio premeditato – ci appare chiaro per quale ragione questo memorabile personaggio non abbia mai smesso di ossessionare Mauriac. E non potremo che essere anche noi soggiogati dal fascino ambiguo di quella che l’autore non esitava a definire «una creatura ancora più esecrabile» di tutte quelle uscite dalla sua penna. La seguiremo, questa scellerata eppure irresistibile creatura, nel viaggio verso Argelouse: un pugno di fattorie oltre il quale ci sono solo i viottoli sabbiosi che si inoltrano verso l’oceano in mezzo a paludi, lagune, brughiere, «dove, alla fine dell’inverno, le pecore hanno il colore della cenere». Là Thérèse ritroverà quel marito che ha tentato di avvelenare, ma che l’ha scagionata per salvare «l’onorabilità del nome»: un ragazzone di campagna amante della caccia e del buon cibo, che lei ha sposato nella speranza di trovare rifugio da se stessa e da un pericolo oscuro. Ma neanche mettersi una maschera, cercare di vivere come anestetizzata, inebetita dall’abitudine, è servito: le «sbarre viventi» di una famiglia ottusa e conformista non sono riuscite a impedire che si compisse ciò che era scritto. Soltanto in una solitudine riconquistata a durissimo prezzo Thérèse potrà, forse, trovare una qualche forma di salvezza. I cuori puri, scrive Mauriac, non hanno storia; ma «quella dei cuori sepolti e intimamente legati a un corpo di fango» pochi hanno saputo 



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