Recensione – Mi innamoravo di tutto

Buongiorno a tutti! Oggi vi propongo la recensione di un romanzo inviatomi da Edizioni AlterNative. Si tratta di un’associazione di promozione sociale che mette al centro del lavoro l’autore, e che oltre a occuparsi di narrativa tratta anche di saggistica relativa alle tematiche dell’associazione (sostenibilità ambientale, della pianificazione territoriale, al calcolo dei costi sociali di impresa ed alla promozione della biodiversità culturale agricola).

Passando al libro.

  • Autore: Stefano Zorba
  • Genere: Narrativa 
  • Prima pubblicazione: 17 febbraio 2016 
  • Prezzo: 4,99€ 
  • Numero di pagine: 121
  • Casa editrice: Edizioni AlterNativa                 

    L’autore 

    Stefano Zorba, pseudonimo di Stefano Filippini, nato a Brescia nel 1983 vive a Rezzato in provincia di Brescia. Rapper dal 2001, ha pubblicato quattro album autoprodotti e attualmente sta producendo un progetto con altri rapper di varie nazionalità chiamato “Sons of Babel”. E’ anche un attivista NoTav di Brescia, impegnato da anni nelle lotte ambientali con il Gruppo Antinocività Rezzato e poi con la Rete Antinocività Bresciana. E’ al suo primo romanzo.

    La trama 

    Un sotterraneo anonimo. Un pavimento in calcestruzzo, polvere, pilastri nudi e vecchi. E sangue.

    Un imprecisato servizio segreto italiano ha un prigioniero, un dissidente che si chiama Coda di Lupo. E vuole farlo parlare, con ogni mezzo necessario.

    E Coda di Lupo parla, si racconta, scandendo la sua vita sulle note dell’omonima canzone di Fabrizio De André, dall’infanzia e il G8 di Genova fino agli ultimi, disperati anni di resistenza in Val Susa.

    Un romanzo che parla di lotta, di resistenza, di Stato, di sofferenza, di morte. E della gioia di lottare, nonostante tutti i sacrifici che questo comporta.

    Un estratto 

    Se posso vederli in faccia, significa che non potrò mai descriverli a nessuno. Né con la voce, né con una deposizione scritta. Nemmeno con un cazzo di disegnino. Se vi aspettate che questa storia sia a lieto fine, siete ancora più stronzi di quanto io avessi mai immaginato. Se volete la fine di questa storia, ve la snocciolo qui, a poche pagine dall’inizio: una fossa comune, o un bel bagno nell’acido per il vostro nuovo e già dimenticato protagonista. Nessuno uscirà vivo di qui, almeno per quanto mi riguarda. Ecco. Potete dirlo a tutti. Lui muore. Probabilmente dopo atroci sofferenze, che faranno sembrare queste appena passate un sonnellino pomeridiano in un fresco pomeriggio d’estate.

    La recensione  

    “Mi innamoravo di tutto – Storia di un dissidente” appartiene a un genere di libri che non leggo molto spesso. Innanzitutto la tematica politica è il centro della storia, con riferimenti a persone, eventi e luoghi reali. Trattandosi del racconto (scritto in forma auitiniogtafica) di una vita di lotte e di attuale prigionia, lo stile, il lessico e le descrizioni sono fortemente crudi, quel genere di crudeltà che solo a leggerlo mi attorciglia lo stomaco. Probabilmente il fine dell’autore era proprio questo, di sbatterci schiettamente la realtà in faccia in un atteggiamento che non lascia indifferenza.  Ho faticato a rimanere concentrata durante le lunghe digressioni politiche e spesso ho trovato Coda di Lupo piuttosto irritante, con il suo fanatismo eil suo odio per lo Stato; sebbene motivato e verosimile . Non si tratta quindi di fattori oggettivi ma di puro gusto personale: non amo particolarmente i turpiloqui all’interno di libri, nonostante riconosca che in un contesto del genere possano in qualche modo conferire spessore, e i contenuti li reputo eccessivamente forti per me. 

    La peculiarità sta nello sviluppo della trama sulla base dell’omonima canzone di De Andrè. Versi non facili sono stati approfonditi e contestualizzati senza risultare eccessivamente forzati, sebbene risulti evidente come il romanzo sia un chiaro rimando al brano. Mi è inoltre particolarmente piaciuta la scelta di nominare ogni capitolo con le varie sfaccettature di Dio. La  sintassi  è immacolata, tranne due piccole sviste 

    • Le si gira e lo guarda con gli occhi sgranati. (Pagina 59
) –  “Le” invece di “Lei”
    • «Qual’è il tuo vero nome, Coda di Lupo?» (Pagina 96
) – Si scrive “Qual è”

    Sono però sicurissima che altri lettori più “preparati” potranno apprezzarlo maggiormente e ribadisco che indubbiamente è un romanzo con un forte potenziale, sviluppato ottimamente, utile per far riflettere e che ricalca perfettamente il detto “Scrivi se hai qualcosa da dire”. 

    Potete acquistarlo qui

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