Recensione – Narciso e Boccadoro

  • Autore: Herman Hesse
  • Genere: Romanzo di formazione
  • Prima pubblicazione: 1930
  • Prezzo di copertina: 13€
  • Numero di pagine: 264
  • Casa editrice: Mondadori

L’autore 

 

 
Hermann Hesse (Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962) è stato uno scrittore, poeta, aforista, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1946.

La sua produzione, in versi e in prosa, è vastissima e conta quindici raccolte di poesie e trentadue tra romanzi e raccolte di racconti.

I suoi lavori rispecchiano il suo interesse per l’esistenzialismo (in particolare Schopenhauer, Nietzsche e Heidegger), lo spiritualismo, il misticismo, non meno della filosofia orientale, specialmente indù e buddhista.

La trama 

Alcuni sanno fin da subito a che vita sono destinati e quale attitudine si rivelerà tanto spiccata da plasmare il futuro. Altri, invece, sentono di possedere una caratteristica singolare che, tuttavia, non sono ancora capaci di esprimere e dovranno viaggiare a lungo prima di arrivare a destinazione. “Narciso e Boccadoro” è il racconto degli uni e degli altri, e dell’apprendistato alla vita di due amici, l’erudito Narciso e l’inquieto Boccadoro, dai caratteri opposti e complementari

Un estratto 

Boccadoro sedette. Era stupito di trovare un insegnante così giovane, maggiore di lui di pochi anni appena, era stupito e lieto di trovare questo giovane maestro così bello, così distinto, così serio e insieme così attraente ed amabile. Il portinaio era stato gentile con lui, l’abate l’aveva accolto tanto benevolmente, là nella stalla c’era Bless, un pezzetto di patria: ed ecco ora questo maestro straordinariamente giovane, serio come un erudito, e fine come un principe, con una voce così dominata, fredda, positiva, avvincente. Pieno di gratitudine, Boccadoro diede ascolto a quello di cui si parlava, senza tuttavia comprendere subito. Provò un senso di benessere. Era arrivato in mezzo a gente buona ed amabile, ed era pronto ad amarla e a fare di tutto per guadagnarsene l’amicizia.

La recensione  

“Narciso e Boccadoro” è un po’ come Domodossola: tutti la nominiamo quando facciamo uno spelling, ma  quanti saprebbero spiegare dove si trova? Allo stesso modo non occorre amare spassionatamente la lettura per sentire nominare almeno una volta “Narciso e Boccadoro”, eppure la trama rimane un mistero. Il nome “Narciso” potrebbe erroneamente richiamarci alla mitologia classica, mentre il romanzo si svolge nel Medioevo. Narciso, ecclesiastico, e Boccadoro, artista, sono gli opposti che si attraggono, le due rette parallele destinate a non incontrarsi mai.

« Non è il nostro compito quello d’avvicinarci, così come non s’avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento. »

Grazie a Narciso, Boccadoro lascerà il convento per iniziare un lungo viaggio alla scoperta di se stesso e per ricercare la figura della madre perduta (che successivamente identificherà con la vita stessa). Un incipit di questo genere è facilmente accostabile a “L’alchinista” di Coelho: entrambi affrontano il tema dell’esistenzialismo ma imboccano strade completamente diverse. Le principali differenze riguardano

  1. Lo stile. Lo stile di Hesse è articolato ma non incomprensibile, con allusioni a concetti e filosofi, lunghe descrizioni, digressioni, dialoghi profondi, gustabile. Quello di Coelho è semplice, fiabesco e ripetitivo.
  2. I personaggi. L’evoluzione di Boccadoro appare chiara e inevitabile, graduale e realistica. Quella di Santiago l’ho trovata brusca, superficiale e improbabile. Sia Boccadoro che Santiago sono personaggi di cui non ho approvato del tutto la condotta, però Boccadoro ha un valido motivo per comportarsi in un determinato modo e per possedere determinate tendenze. Narciso mi è piaciuto molto per l’introversione pacata, quasi infelice, e per le riflessioni in cui si dilunga.
  3. Il tema dell’esistenza. Herman Hesse affronta parallelamente due diversi stili di vita e ciò che ne deriva, indagando su Dio, sui sensi, sulla morte, sulla solitudine, sulla paura, sul turbamento, sulla vergogna e sopratutto sull’amore. Coelho tratta una filosofia a parte, in cui entrano in gioco l’Anima del mondo e lo scopo della vita viene definito “Leggenda personale”, assumendo fattezze quasi mistiche.

In entrambi ho incontrato passaggi che mi hanno annoiata o fatto riflettere, però vi consiglio decisamente di più il romanzo di Hesse come contenuto ed emozioni suscitate.

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