Recensione – Dieci piccoli indiani 

In collaborazione con Cartolibreria Brivio srl Mondadori

  • Autore: Agatha Christie
  • Genere: giallo 
  • Prima pubblicazione: 1939
  • Prezzo di copertina: 9€
  • Numero di pagine: 230
  • Casa editrice: Mondadori (Oscar Junior)

L’autrice 

Dame Agatha Mary Clarissa Miller, Lady Mallowan, nota come Agatha Christie (Torquay, 15 settembre 1890[1] – Wallingford, 12 gennaio 1976), è stata una scrittrice britannica. Tra le sue opere si annoverano, oltre ai romanzi gialli che l’hanno resa celebre, anche alcuni romanzi rosa scritti con lo pseudonimo di Mary Westmacott.

Giallista di fama mondiale, curò sempre i suoi romanzi con grande abilità, creando un’atmosfera intrigante attraverso personaggi ed ambienti di facile riconoscibilità: descrizioni accurate, senso della suspense e della sintesi, ambientazioni realistiche e dettagliate, personaggi mai privi di spessore o di caratterizzazione. I suoi personaggi maggiori sono famosi in tutto il mondo: i più celebri, protagonisti di buona parte della sua produzione letteraria e di una serie corposissima di adattamenti cinematografici e televisivi, sono l’investigatore belga Hercule Poirot e la simpatica vecchietta, nonché acuta indagatrice, Miss Marple.

La trama 

Dieci persone estranee l’una all’altra sono state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island, senza sapere il nome del generoso ospite. Eppure, chi per curiosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l’invito. E ora sono lì, su quell’isola che sorge dal mare, simile a una gigantesca testa, che fa rabbrividire soltanto a vederla. Non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarl, ma hanno trovato una poesia incorniciata e appesa sopra il caminetto di ciascuna camera e una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini. Per gli ospiti intrappolati è l’inizio di un interminabile incubo. 

Un estratto .

Armstrong intervenne con voce tremante: «Non c’è nessuno sull’isola… nessuno!». Il giudice si passò una mano sulla mascella. «Nel senso che intende lei, no, è vero. Io sono arrivato a questa conclusione stamattina presto. Avrei potuto dirvi che la vostra ricerca sarebbe stata infruttuosa. Tuttavia, sono convinto che il signor Owen, per dargli il nome che lui stesso ha adottato, è sull’isola. Dato il programma che si è prefisso, ossia l’esecuzione capitale di alcuni individui per reati che la legge non può colpire, non ha che un mezzo per attuarlo. Il signor Owen poteva venire sull’isola in un unico modo. È perfettamente chiaro. Il signor Owen è uno di noi…»

La recensione 

I gialli mi appassionano e non è una novità, tuttavia fino a ieri non avevo mai letto un libro di Agatha Christie. Per rimediare ho puntato su quello che probabilmente rimane uno dei suoi successi maggiori, ovvero “Dieci piccoli indiani”. Si tratta di una serie di delitti commessi da un misterioso assassino e progettati seguendo lo svilupparsi dell’omonima filastrocca. A rendere la lettura particolarmente intrigante è lo sfondo su cui si svolge la vicenda: un’isola famosa e difficilmente raggiungibile, di cui non si conosce chi l’abbia comprata e dove gli unici abitanti sembrano essere solo i dieci protagonisti. Chi è dunque l’assassino? Grazie al mio brillante intuito e alle mie innate capacità investigative ho di nuovo accusato la persona sbagliata, che sembrava giusta prima di arrivare all’epilogo. Proprio l’epilogo mi ha spiazzata maggiormente, spingendomi a promuovere “Dieci piccoli indiani” a pieni voti, 

Nonostante il romanzo risalga al 1939, il lessico è schietto, semplice e immediato. Agatha Christie abbonda di puntini di sospensione e inizialmente ho disapprovato tale scelta, tuttavia ammetto che così facendo la tensione e la suspence diventano ancora più palpabili. Altra cosa che non mi ha del tutto convinta è, nel primo capitolo, il lungo elenco dei personaggi e dei loro viaggi. A ripensarci adesso con il senno di poi lo rileggerò sicuramente con più attenzione e interesse, ma inizialmente ha diminuito il ritmo.

Infine, una piccola menzione va anche all’isola di Nigger Island: viene descritta con pennellate brevi e decise ma il quadro che ne esce è più che chiaro e soddisfacente, senza trascurare l’enorme potenziale psicologico e criminale che comporta.

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