Recensione – Il linguaggio segreto dei fiori 

  • Autrice: Vanessa Diffenbaugh
  • Genere: Drammatico, sentimentale, romantico
  • Prima pubblicazione: 2011
  • Prezzo di copertina: sconosciuto in quanto regalatomi
  • Numero di pagine: 359 + appendice con il linguaggio segreto dei fiori 
  • Casa editrice: Garzanti 

 


San Francisco, 1978  Vanessa Diffenbaugh si è laureata a Stanford in Scrittura Creativa e in Educazione Artistica. Ha lavorato a lungo e lavora tutt’oggì in associazioni no-profit aiutando e accogliendo giovani ‘a rischio’, senzatetto e bambini in affido. Lei e il marito sono genitori biologici di due bambini, Gracida e Miles — mentre loro dormivano lei ha scritto il libro — ma hanno anche in affido il giovane Trevon Lyle. Vanessa inoltre gestisce una rubrica mensile sull’educazione dei figli, nel giornale locale di Sacramento.

Victoria ha paura del contatto fisico. Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri. Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. C’è solo un posto in cui tutte le sue paure sfumano nel silenzio e nella pace: è il suo giardino segreto nel parco pubblico di Portero Hill, a San Francisco. I fiori, che ha piantato lei stessa in questo angolo sconosciuto della città, sono la sua casa. Il suo rifugio. La sua voce. È attraverso il loro linguaggio che Victoria comunica le sue emozioni più profonde. La lavanda per la diffidenza, il cardo per la misantropia, la rosa bianca per la solitudine. Perché Victoria non ha avuto una vita facile. Abbandonata in culla, ha passato l’infanzia saltando da una famiglia adottiva a un’altra. Fino all’incontro, drammatico e sconvolgente, con Elizabeth, l’unica vera madre che abbia mai avuto, la donna che le ha insegnato il linguaggio segreto dei fiori. E adesso, è proprio grazie a questo magico dono che Victoria ha preso in mano la sua vita: ha diciotto anni ormai, e lavora come fioraia. I suoi fiori sono tra i più richiesti della città, regalano la felicità e curano l’anima. Ma Victoria non ha ancora trovato il fiore in grado di rimarginare la sua ferita. Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. L’unico capace di estirparla è Grant, un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei. Solo lui può levare quel peso dal cuore di Victoria, come spine strappate a uno stelo. Solo lui può prendersi cura delle sue radici invisibili.

La determinazione con cui quelle donne cercavano di salvare il loro rapporto mi sorprendeva. Non capivo perché non decidessero semplicemente di arrendersi.

Sapevo che al loro posto avrei mollato tutto: il marito, i figli e le amiche con cui mi confidavo. Ma per la prima volta in vita mia questo pensiero non mi diede alcun sollievo.

Anzi, cominciai a far caso a tutti i modi in cui mi isolavo dagli altri. C’erano fatti evidenti, come la scelta di vivere in una specie di sgabuzzino pieno di serrature, e comportamenti più sottili, come sedermi al lato opposto del tavolo quando lavoravo con Renata o restare dietro il banco quando parlavo con i clienti. Il fatto era che fra il mio corpo e quello degli altri mettevo i piedi, tavoli o oggetti di metallo pesante ogni volta che mi era possibile.

Ma Grant era riuscito in qualche modo, nell’arco di sei mesi e con estrema cautela, a fare breccia nel mio distacco.

Non solo gli permettevo di toccarmi, ma desideravo che lo facesse, e cominciai a chiedermi se anche per me fosse possibile cambiare.


ATTENZIONE: Questa recensione contiene anticipazioni!
Sarò concisa: è un bel libro, ha una bella trama, ma i personaggi non mi hanno convinta del tutto. Partiamo dai fattori positivi.

“Il linguaggio segreto dei fiori” esplora un modo di comunicare alternativo e a cui è facile appassionarsi. Durante e dopo la lettura, infatti, probabilmente tenderete a notare i fiori che vi circondano e a chiedervi quale sia il loro significato (l’appendice delle ultime pagine e questo articolo del blog possono esservi d’aiuto in ciò). 

La storia racconta di Victoria, giovane ragazza dalla personalità difficile e cresciuta tra una famiglia e l’altra, con brevi soggiorni presso varie comunità. Le cose sembrano cambiare quando viene affidata a Elizabeth, tuttavia apprendiamo fin da subito che la donna appartiene al passato. Dato che più volte è reso esplicito quanto il loro rapporto fosse profondo, buona parte del romanzo la si passerà sicuramente a domandarsi cosa mai abbia potuto separarle. Si evince presto anche una storia d’amore con un altro ragazzo ossessionato dai fiori, Grant. 

Proprio Grant è il personaggio che mi ha convinta meno di tutti: bello nonostante l’aspetto trasandato e trascurato, dolce e amorevole, gentile, non meritevole del carateraccio di Victoria, ottimo cuoco, quasi perfetto. Mah… Talmente tanto dolce e amorevole che a un certo punto non esita a lasciare per strada una ragazza di diciannove anni, nonostante non ci siano autobus, presumibilmente a causa di un litigio. Nel resto della storia sembra invece vivere esclusivamente in funzione della madre o di Victoria, di Victoria o della madre. Di lui, del suo passato, sappiamo poco o niente. 

D’altra parte Victoria dichiara di amarlo profondamente, ma per cosa? Perché cucina un ottimo pollo e la domenica le fa trovare sempre la cena pronta? O perché comprende il linguaggio dei fiori? Neanche i numerosi flashback possono aiutarci a trovare una qualche spiegazione, visto che nemmeno si sono mai parlati, con il risultato che la loro relazione mi è parsa eccessivamente forzata.

Victoria presa come singoli personaggio convince invece solo a tratti. Saranno il vissuto difficile e l’età, eppure troppo spesso agisce in modo sconsiderato, impulsivo, autodistruttivo, passivo, pressoché menefreghista, scostante, ma allo stesso tempo è fragile, debole, insicura e consapevole di danneggiare chi le sta intorno. Il nocciolo della trama è proprio questa sua paura di non meritare l’affetto di Elizabeth e l’amore di Grant. Percepire un sentimento di empatia verso Victoria rimane comunque possibile, seppure in modo scostante.  

Elizabeth infine è difficilmente immaginabile a causa di una scarsa descrizione fisica e contemporaneamente il personaggio più plausibile psicologicamente: devastata dalla mancanza della sorella, forte, sincera, anch’essa fragile come colei che vorrebbe fosse sua figlia.

In conclusione, nel complesso si tratta di una lettura piacevole e particolarmente incalzante nelle ultime due parti, scritta bene e originale, seppure migliorabile. 

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