Recensione – Il ballo

  • Autrice: Irène Némirovsky
  • Genere: sentimentale, comico, drammatico 
  • Prima pubblicazione: 1930
  • Prezzo di copertina: sconosciuto in quanto regalatomi
  • Numero di pagine: 83
  • Casa editrice: Adelphi


Irène Némirovsky (Kiev, 11 febbraio 1903 – Auschwitz, 17 agosto 1942) è stata una scrittrice francese.
Nata in Ucraina, di religione ebraica convertitasi poi al cattolicesimo nel 1939, ha vissuto e lavorato in Francia. Arrestata dai nazisti, in quanto ebrea, Irène Némirovsky fu deportata nel luglio del 1942 ad Auschwitz, dove morì un mese più tardi di tifo. Il marito, Michel Epstein, si attivò per cercare di salvare la moglie inviando un telegramma il 13 luglio 1942 a Robert Esménard (il suo editore del momento), ed a André Sabatier presso Albin Michel proprietario della Casa Editrice Grasset che pubblicò molte opere di Irene, per chiedere aiuto:
“Irène partita oggi all’improvviso. Destinazione Pithiviers (Loiret). Spero che voi possiate intervenire urgenza stop Cerco invano telefonare”. Anche il marito morì nel novembre dello stesso anno ad Auschwitz. Dal 2005 la casa editrice Adelphi ha iniziato a pubblicare le sue opere.

Il ballo ha la perfezione esemplare di un piccolo classico, poiché riesce a mescolare, pur nella sua brevità, i temi più ardui: la rivalità madre-figlia, l’ipocrisia sociale, le goffe vertigini della ricchezza improvvisata, le vendette smisurate dell’adolescenza – che passano, in questo caso eccezionale, dall’immaginazione alla realtà. Perché è proprio una vendetta, quella della quattordicenne Antoinette nei confronti della madre: non premeditata, e per questo ancora più terribile. In poche pagine folgoranti, con la sua scrittura scarna ed essenziale, Irène Némirovsky condensa, senza nulla celare della sua bruciante crudeltà, un dramma di amore respinto, di risentimento e di ambizione. Nel 1929, quando Némirovsky pubblica David Golder, il suo primo romanzo (a cui l’anno dopo seguirà Il ballo), la critica manifesta tutta la sua sbalordita ammirazione di fronte a questa giovane donna elegante e mondana, appartenente a una ricca famiglia di émigré russi di origine ebrea, che si rivela una brillante scrittrice. Per tutti gli anni Trenta Irène Némirovsky continuerà a pubblicare con immutato successo. Nel dopoguerra, tuttavia, sulla sua opera cala il silenzio. Solo a partire dall’autunno del 2004 la critica, ma soprattutto i lettori, hanno cominciato a restituire a Irène Némirovsky il posto che le spetta fra i più grandi, e i più amati, narratori del Novecento.

«Un ballo… Mio Dio, era mai possibile che lì, a due passi da lei, ci fosse quella cosa splendida, che lei si immaginava vagamente come un insieme confuso di musica sfrenata, di profumi inebrianti, di abiti spettacolari… Di parole d’amore bisbigliate in un salottino appartato, oscuro e fresco come un’alcova… e che quella sera venisse messa a letto, come tutte le sere, alle nove, quasi fosse un bebè… Forse alcuni uomini, sapendo che i Kampf avevano una figlia, avrebbero chiesto di lei […]».


ATTENZIONE: si sconsiglia la lettura di questa recensione a coloro che non gradiscono l’eccesso di punti esclamativi.

Il lettore affermato è un lettore che snobba libri con meno di cento pagine, è un uomo, o una donna, un ragazzo, o una bambina, ma se è affermato tenderà sicuramente a prediligere storie abbastanza lunghe. Perché? Forse perché ci siamo abituati a conoscere i personaggi in modo graduale, perché istintivamente ci approcciamo a un nuovo libro con un minimo di diffidenza, o forse ancora perché siamo portati a pensare che una storia davvero buona necessiti di tempo per evolversi adeguatamente. Ebbene, c’è una cosa che devo confessarvi. Mettetevi seduti comodi perché non voglio responsabilità se cadete, ok? Ordunque, quindi.. “Il ballo” ha 83 pagine ed è una figata pazzesca! 

Giuro, sono rimasta incollata dalla prima all’ultima pagina. È così bello! La storia segue una trama molto semplice e breve, eppure non può fare a meno di risultare coinvolgente. Buona parte del merito vs sicuramente allo stile della Nemirovsky, perfettamente, realistico, spontaneo e pimpante. I dialoghi sono vere e proprie perle e i personaggi vengono delineati perfettamente sin dalla prima pagina. Quanto avrei voluto torcere il collo della signora Krampf! E quanto ho parteggiato per Antoniette! 

Fa così ridere, vi giuro! Tuttavia non mancano spunti di riflessione come il paesaggio dall’adolescenza alla vita adulta, la vecchiaia, l’ipocrisia, la vanità,… 

Non fatevi ingannare dal titolo o dall’ambientazione: non si tratta assolutamente di un semplice romanzo di costume, è un piccolo gioiello da esibire con fierezza nella propria libreria.
Cosa fai ancora qui? Corri a comprarlo, su!

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