Recensione – De brevitate vitae 

  • Autore: Lucio Anneo Seneca
  • Genere: trattato filosofico 
  • Prima pubblicazione: 49 d. C.
  • Prezzo di copertina: 9€
  • Numero di pagine: 57
  • Casa editrice: Mondadori 

 


Lucio Anneo Seneca, in latino Lucius Annaeus Seneca, anche noto come Seneca o Seneca il giovane (Corduba, 4 a.C. – Roma, 65), è stato un filosofo, drammaturgo e politico romano, esponente dello stoicismo.

Seneca fu attivo in molti campi, compresa la vita pubblica, dove fu senatore e questore, dando un impulso riformatore.

Condannato a morte da Caligola ma graziato, esiliato da Claudio che poi lo richiamò a Roma, divenne tutore e precettore del futuro imperatore Nerone, su incarico della madre Giulia Agrippina Augusta. Quando Nerone e Agrippina entrarono in conflitto, Seneca approvò l’esecuzione di quest’ultima come male minore. Dopo il cosiddetto “quinquennio di buon governo” o “quinquennio felice” (54-59), in cui Nerone governò saggiamente sotto la tutela di Seneca, l’ex allievo ed il maestro si allontanarono sempre di più, portando il filosofo al ritiro politico che aveva sempre desiderato. Tuttavia Seneca, forse implicato in una congiura contro di lui (nonostante si fosse ritirato a vita privata), cadde vittima della repressione, e venne costretto al suicidio dall’imperatore.

Tra i dialoghi filosofici più famosi di Seneca, il “De brevitate vitae” venne composto probabilmente tra il 49 e il 55 d.C. ed è dedicato a Paolino, da identificarsi forse con il suocero del filosofo: un uomo dunque sufficientemente maturo per comprendere e apprezzare la profondità del messaggio senecano. Il tema trattato è di quelli che rimangono di perenne attualità: la fugacità del tempo e la brevità della vita. Che però, sostiene Seneca, appare tale solo a chi, non sapendone afferrare la vera essenza, si disperde in mille futili occupazioni.

Vivete come se doveste vivere per sempre, mai vi viene in mente la vostra caducità, non prestate attenzione a quanto tempo è già trascorso. Lo disperdete come provenisse da una fonte rigogliosa e inesauribile, benché nel frattempo proprio il giorno che è da voi donato a qualche uomo o attività sia forse l’ultimo. Ogni cosa temete come mortali, ogni cosa desiderate come immortali.


Quella che segue sarà una recensione piuttosto corta, sia perché il libro ha poche pagine, sia perché si tratta di una serie di riflessioni incentrata su un unico tema: l’utilizzo del tempo. Non essendo un romanzo è quindi difficile recensirlo, e più che altro esporrò la mia opinione sulla concezione del tempo secondo Seneca.

Innanzitutto, “De brevitate vitae” è il mezzo con cui Seneca condanna coloro che si lamentano della brevità della vita. Seneca sostiene infatti che la vita sia più che lunga e la percezione di brevità derivi dall’utilizzo sbagliato che ne facciamo. Troviamo quindi brevi capitoli in cui tale concetto viene ripetuto più volte, attraverso esempi di tempo sprecato, di personaggi celebri che non lo hanno adoperato adeguatamente, riflettendo sulla vicinanza della morte e via dicendo. La morale sostiene che una vita vissuta è una vita dedicata totalmente al sapere e in particolare allo studio della filosofia. Che ne penso? Personalmente mi piace apprendere nuove cose e indubbiamente la lettura ci permette di ampliare il tempo a nostra disposizione viaggiandovi avanti e indietro. Dedicarvici però tutta l’esistenza trascurando le relazioni umane, mi pare però decisamente eccessivo. Forse all’epoca di Seneca si trattava di una possibilità realizzabile, ma al giorno d’oggi è decisamente inattuabile.

Lo stile di Seneca è uno stile che richiama la sentenza: frasi brevi, esortative, a effetto [nota: mi sento come stessi come se stessi facendo una verifica]. L’ho apprezzato? Più o meno. Ogni tanto ho faticato a starvi dietro e confesso che spesso mi è parso pedante.

In conclusione? Boh… Mi avevano detto che era un bel libro, forse sono io che non mi ci sono approcciata nel modo giusto. Mi sento quasi in colpa. Comunque è ok, dai, contiene delle riflessioni interessanti!

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