Recensione – Il nome della rosa 

Ho letto anche io un libro di Eco, quindi adesso sono ufficialmente degna di studiare Lettere Moderne, ce l’ho fatta, yuppi! ! 😀 

  • Autore: Umberto Eco
  • Genere: giallo, storico, thriller, filosofico, religioso 
  • Prima pubblicazione: 1980
  • Prezzo di copertina: 14€
  • Numero di pagine: 576
  • Casa editrice: Bompiani

Umberto Eco (Alessandria, 5 gennaio 1932 – Milano, 19 febbraio 2016) è stato un semiologo, filosofo e scrittore italiano.

Saggista prolifico, ha scritto numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre a romanzi di successo.

Nel 1988 ha fondato il Dipartimento della Comunicazione dell’Università di San Marino. Dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna.

Dal 12 novembre 2010 Umberto Eco era socio dell’Accademia dei Lincei, per la classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofiche

Ultima settimana del novembre 1327. Il novizio Adso da Melk accompagna in un’abbazia dell’alta Italia frate Guglielmo da Baskerville, incaricato dii una sottile e imprecisa missione diplomatica. Ex inquisitore, amico di Guglielmo di Occam e di Marsilio da Padova, frate Guglielmo si trova a dover dipanare una serie di misteriosi delitti (sette in sette giorni, perpetrati nel chiuso della cinta abbaziale) che insanguinano una biblioteca labirintica e inaccessibile. Per risolvere il caso, Guglielmo dovrà decifrare indizi di ogni genere, dal comportamento dei santi a quello degli eretici, dalle scritture negromantiche al linguaggio delle erbe, da manoscritti in lingue ignote alle mosse diplomatiche degli uomini di potere. La soluzione arriverà, forse troppo tardi, in termini di giorni, forse troppo presto, in termini di secoli.

Ciascuno è eretico, ciascuno è ortodosso, non conta la fede che un movimento offre, cona la speranza che propone.

[…]

“Ma chii aveva ragione, chi ha ragione, chi ha sbagliato?” domandai smarrito.

” Tutti avevano la loro ragione, tutti hanno sbagliato.”

“Ma voi,” gridai quasi in un impeto di ribellione, “perché non prendete posizione, perché non mi dite dove sta la verità?”

Guglielmo stette alquanto in silenzio, sollevando verso la luce la lente alla quale stava lavorando. […]

“Ecco, il massimo che si può fare è guardare meglio.”


Anche dopo averlo letto è difficile evitare di incappare in pregiudizi. Direi che spesso Eco ha portato all’estremo divagazioni teologiche e filosofiche appesantendo il libro, ma ciò che per me è pesante pò non esserlo per altri. Di conseguenza non suggerirei di non approcciarsici a cuor leggero, però chi sono io per decidere chi è in grado di leggerlo e chi no? Chiariamo inoltre che la particolarità de “Il nome della rosa”, responsabile dell’aura di sacralità che vi gira intorno, è proprio quella di offrire una moltitudine di chiavi di lettura: narrativa gialla, romanzo storico, trattato filosofico e religioso, e ciò gli ha conferito la fama di romanzo “dotto”. Personalmente ho preferito dedicarmi quasi totalmente alla chiave narrativa, non perché incapace di comprenderne gli altri risvolti (eventualità vera solo in parte) ma perché l’ho reputata la più intrigante e le lunghe digressioni ne avrebbero decisamente rallentato il ritmo. Se successivamente decidessi però di rileggerlo, ora che ho risolto il giallo dedicherei sicuramente maggiore attenzione alle altre interpretazioni. Quella che segue sarà dunque l’opinione di chi ha saltato a prescindere quasi ogni descrizione o monologo di lunghezza eccessiva.

Innanzitutto, le cose che più ho amato e che mi mancheranno di questo libro sono Guglielmo da Baskerville e il suo rapporto quasi paternale con Adso da Melk. Guglielmo è davvero un personaggio sublime e ricco di fascino: èintelligente, colto, ironico, senza peli sulla lingua sebbene capace di adattarla alle diverse situazioni e persone, non si lascia condizionare da nessuno, riveste perfettamente il ruolo da maestro di Adso non solo in ambito teologico ma anche in quello di vita. Da lui Adso apprende infatti a pensare con la propria testa, a formulare ipotesi, a gestire le proprie emozioni. Mi è piaciuto che Guglielmo ci fosse sempre quando Adso aveva bisogno di aiuto o di un consiglio, che tra i due scorresse una fiducia reciproca, che ciascuno riconoscesse le capacità dell’altro, e persino i siparietti comici che occasionalmente hanno offerto. Davvero un bellissimo rapporto.

Non sono da meno neanche gli altri personaggi, l’Abate in particolare mi è parso dipinto con una lucida razionalità da cui emerge chiaramente la sua sete di autorità, di potere e il puro interesse per le ricchezze materiali mascherato dietro la celebrazione di Dio. Jorge, poi, possiede una sfaccettatura inquietante nella sua ostinazione al rigore religioso, inquietudine estensibile all’atmosfera generale cupa e gotica, macabra in maniera suadente. 

Lo stile riprende quello medievale e molte citazioni in latino, tuttavia rimane facilmente leggibile e l’ostacolo maggiore sono appunto le digressioni, che da una parte conferiscono maggiore credibilità e spessore alla storia mente dall’altra, come già anticipato, ne rallentano lo scorrere. Si adatta inoltre particolarmente bene all’ambientazione dell’abbazia e rende efficacemente l’intrigo su cui si basa la trama.

Posso in conclusione ritenermi soddisfatta, nonostante mi dispiaccia aver tralasciato qualche passaggio. Sarà per un’altra volta.

Ma non è finita qui! Con qyesrs recensione faccio infatti una prima invocazione al fantasma di Blooy Mary, per la Bloody Mary Challenge di Ivy. Ho scelto di usare tale libro perché l’ambientazione in un’abbazia, lo sfondo storico del Medioevo, le lunghe digressioni sull’Anticristo, il mieterò della biblioteca e i ripetuti omicidi sono tutti elementi con una sfaccettatura gotica e spettrale: spesso ho temuto di sognare qualche morto dopo aver letto prima di andare a dormire! 

Regole

  • Nomina il creatore della Challenge e chi ti ha nominato. (mi sono autonominata) 
  • Usa per segnalare i post una di queste immagini (che si possono copia & incollare da qui (fb) o qui (fb).
  • Scrivi tre recensioni (una recensione = una invocazione a Bloody Mary) a libri o film horror spiegando il perché ti hanno colpito.
  • Avverti Bloody Ivy tramite un commento nel suo blog per la condivisione fb e inserimento link del post nell’indice.
  • Nomina per ognuna delle tre recensioni 6 blogger.

A mia volta nomino quindi 

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7 pensieri su “Recensione – Il nome della rosa 

  1. bloody ivy ha detto:

    bellissimo quel romanzo… c’è il fantomatico secondo libro della poetica di aristotele (in effetti aristotele scrivendolo lascia intendere che avrebbe toccato altri argomenti), fatti storici, credenze religiose e una thrilling atmosphere, molto cupa.
    Perfetto per la Bloody Mary Challange
    me lo condivido subito sulla pagina facebook
    grazie per aver accettato la sfida 😉

    Liked by 1 persona

    • Gaia ha detto:

      Grazie a te! Avrei voluto partecipare anche con “1984” ma quand’ho scritto la recensione mi sono dimenticata di inserire banner e regole 😂
      Purtroppo ho saltato molte digressioni, ma anche senza leggerle se ne percepisce comunque la presenza e la sensazione di “oscurità” rimane percepibile 😉

      Mi piace

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