Recensione – Il fu Mattia Pascal

  • Autore: Luigi Pirandello 
  • Genere: umoristico, drammatico, sentimentale 
  • Prima pubblicazione: 1904
  • Prezzo di copertina: 3,90€
  • Numero di pagine: 206
  • Casa editrice: Newton Compton


Luigi Pirandello (Girgenti, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) è stato un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Per la sua produzione, le tematiche affrontate e l’innovazione del racconto teatrale è considerato tra i maggiori drammaturghi del XX secolo. Tra i suoi lavori spiccano diverse novelle e racconti brevi (in dialetto e in lingua) e circa quaranta drammi, l’ultimo dei quali incompleto.


Da quando Mattia Pascal ha sposato Romilda Malagna, la sua vita è diventata un inferno. Tra la suocera che maltratta sua madre, la moglie devastata dalla gravidanza e l’amministratore Batta Malagna che gli usurpa il poco patrimonio rimasto, Mattia si ritrova a vivere una situazione di oppressione e asfissia dalla quale non può fuggire: deve infatti prendersi cura della famiglia e, per guadagnare qualche lira, accetta di lavorare presso una squallida biblioteca. 

L’occasione di fuga gli si presenta inaspettatamente quando Mattia vince un ingente somma di denaro presso il casinò di Montecarlo, e quando successivamente apprende dal giornale che la moglie ha identificato lui in un cadavere ritrovato. Mattia decide quindi di cogliere la palla al balzo e si costruisce una nuova vita sotto lo pseudonimo di “Adriano Meis”.


Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:

― Io mi chiamo Mattia Pascal.

― Grazie, caro. Questo lo so.

― E ti par poco?

Non pareva molto, per dir la verità, neanche a me. Ma ignoravo allora che cosa volesse dire il non sapere neppur questo, il non poter più rispondere, cioè, come prima, all’occorrenza:

― Io mi chiamo Mattia Pascal.


A leggerne la trama si può pensare che “Il fu Mattia Pascal” contenga una buona dose di umorismo, di ironia, seppure introspettivo e dal finale dolceamaro. Devo ammettere di aver invece trovato la prima parte piuttosto lenta e con poca azione, simpatica, sì, ma niente di troppo eclatante: in essa Pirandello ci mostra come la vita di Mattia si sia trasformata nella gabbia familiare (qui il mio approfondimento in merito) che lo soffoca, conosciamo i vari personaggi, assistiamo a vivaci teatrini, ma il ritmo non accenna ad aumentare. 
Ciò non mi ha permesso di apprezzare totalmente il romanzo, tuttavia le cose sembrano migliorare con l’avvenire della seconda parte, decisamente più movimentata, incalzante, tormentata e ricca di sentimenti contrastanti. Inoltre non è difficile riconoscere nel protagonista un’apprezzabile maturazione psicologica, con il passaggio da uno stato di infantile spensieratezza a una presa di coscienza sul vero significato dell’esistenza: cosa significa infatti essere liberi? La libertà può in qualche modo coincidere con la felicità? 

Tali quesiti vengono affrontati nel consueto stile dell’autore, che spinge alla riflessione indagando sulle cause e sulle origini delle azioni. Se ciò si è risolto ottimamente per buona parte della storia, a tratti la voce di Pirandello emerge chiaramente in paragrafi e digressioni che sembrano messi/messe lì a caso, che poco hanno a che fare col contesto, risultando stonati/stonate e fuori posto. Ad esempio, capita che dal nulla Mattia si ritrovi a riflettere sul valore degli oggetti tornando tranquillamene, un minuto dopo, alle proprie occupazioni lasciando un senso di stordimento. 

Complessivamente rimane però una lettura più che meritevole, sia per l’originalità della trama, sia per i temi affrontati, nulla di troppo difficile e un buon modo per approcciarsi ai classici della letteratura italiana.

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