Recensione – La mia vita non proprio perfetta

  • Autrice: Sophie Kinsella 
  • Genere: Chick lit,  sentimentale, romantico, commedia
  • Prima pubblicazione: 2017
  • Prezzo di copertina: sconosciuto (l’ho letto in eBook) 
  • Numero di pagine: 365
  • Casa editrice: Mondadori 


Sophie Kinsella, pseudonimo di Madeleine Wickham (Londra, 12 dicembre 1969), è una scrittrice inglese, autrice della serie di “I love shopping”.

Katie è una ragazza di campagna di ventisei anni il cui sogno è diventare una londinese con la L maiuscola. Adora la vita della grande metropoli scintillante, ma il punto è che non se la può permettere. Come tante persone della sua età fa fatica ad arrivare alla fine del mese, anzi della settimana, tra stage mal pagati e lavori a termine è sempre a corto di soldi, vive in uno spazio minuscolo in coabitazione con altri ragazzi con cui non va esattamente d’accordo, si veste solo con abiti presi al mercato, mangia come un uccellino, ma nonostante tutto ciò resiste. Katie fa credere a tutti di avere una vita fantastica postando su Instagram foto patinate e modaiole, ma la verità è tristemente un’altra. Lei vorrebbe diventare come Demeter, anzi essere Demeter, la sua responsabile nella famosa agenzia di marketing in cui ora lavora, una quarantenne realizzata nella professione e nella vita, piena di glamour, sicura di sé e molto egocentrica. Ma quando improvvisamente Katie rimane di nuovo senza lavoro, è costretta a tornare a vivere dai genitori nel Somerset. Mortificata, vede svanire il suo sogno di carriera, ma ancora non sa che la partita è tutta da giocare. “La mia vita non proprio perfetta” è una commedia agrodolce che gioca con grande arguzia sul tema dell’apparire. Quante persone al mondo cercano di dare un’immagine di sé che non corrisponde affatto a quella vera, soprattutto sui socia?

Primo: potrebbe andare peggio. Ci sono pendolari a cui va molto peggio, e devo tenerlo sempre presente. Secondo: ne vale la pena. Io voglio vivere a Londra. Voglio questa vita ed essere una pendolare fa parte del gioco. È una componente del Pacchetto Londra, come la Tate Modern.

(Veramente non assomiglia affatto alla Tate Modern. Esempio sbagliato.)

Mio padre dice sempre: se non riesci a correre con i cani più grossi, resta a casa. E io voglio correre con i cani grossi. Sono qui per questo.

Comunque, la passeggiata di venti minuti fino alla stazione è piacevole. Direi molto piacevole. L’aria grigia di dicembre è come ferro nei miei polmoni, ma mi sento bene. La giornata è cominciata. Sono partita.

Il mio cappotto è bello caldo, di anche se l’ho pagato 9 sterline e 99 al mercatino delle pulci. Aveva l’etichetta CHRISTIN BIOR, ma l’ho staccata appena sono arrivata a casa. Non si può lavorare dove lavoro io e avere un cappotto con l’etichetta CHRISTIN BIOR. Si può avere un autentico Christian Dior vintage. O qualcosa di giapponese. O magari nessuna etichetta perché ti fai i vestiti da sola utilizzando stoffe rétro che scovi al mercato dell’antiquariato.

Ma non CHRISTIN BIOR.


Attenzione: questa recensione contiene spoiler, o forse no.

Vi svelo un segreto: tutti i libri di Jane Austen terminano con un matrimonio! Assurdo, vero? Chi l’avrebbe mai detto. Ecco, Sophie Kinsella è un po’ come zia Jane. Basta leggere due o tre dei suoi romanzi per rendersi conto che seguono tutti uno stesso schema di base e attingono tutti dalla stessa scatola di marionette. Eppure c’è qualcosa, in ogni suo libro, che mi tiene davvero incollata fino all’ultima pagina col fiato sospeso. Ammettiamolo: Sophie Kinsella è essenzialmente una scrittrice di romanzi rosa. Non aspettatevi dunque trame eclatanti o colpi di scena: i due protagonisti sì innamoreranno sicuramente e vivranno felici e contenti, cascasse il mondo. Ma Sophie Kinsella non è una semplice scrittrice di romanzi rosa, è la Scrittrice di romanzi rosa con la esse maiuscola. Se ogni minima azione risulta infatti estremamente prevedibile e le situazioni al limite del verosimile, il suo stile appare talmente tanto scorrevole da rendere impossibile alzare gli occhi dalla pagina. Vi ritroverete alla fine senza neanche rendervene conto 

Anche questa volta, fin dall’inizio sapevo dunque cosa aspettarmi: 

-una protagonista sfigata (presente)

Katie è la classica brava ragazza che aspira a costruirsi una carriera, bella ma non troppo, goffa, impacciata, ricca di valori, suscita empatia perché tutte le disgrazie capitano a lei ma ehi!, c’è lui

-il capo che se ne innamora perdutamente (presente): bello, ricco, famoso, può avere (e ha avuto) tutte le donne ai suoi piedi e nonostante ciò sceglierà la femma fatale di cui sopra. In questo caso è il giovane Alex.

-una nemica (presente)

Demeter, la datrice di lavoro con la vita perfetta. Si tratta sorprendentemente del punto più originale e apprezzabile.

Confesso però di aver trovato “La mia vita non proprio perfetta” un racconto molto bello. In particolare mi ha esaltata la storia d’amore scontatissima e degenerante nel finale. 

Il fattore comicità ha assunto per lo più le sembianze di un’arma a doppio taglio: da una parte sono innumerevoli e godibilissime le situazioni suscitanti il riso, dall’altra se ne trovano alcune che sembrano proprio campate per aria con l’effetto di rendere i personaggi incoerenti. Notevole infine l’apporto di spunti di riflessione sul ruolo della famiglia, del lavoro e la morale sull’impossibilità di detenere una vita totalmente perfetta. 

Consigliato a chi cerca una lettura leggera e stimolante. 

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3 pensieri su “Recensione – La mia vita non proprio perfetta

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