Recensione – Maigret e la vecchia signora 

Ed eccomi di nuovo qui! Pensavate di esservi librarti di me? Ahahah poveri illusi 😂

  • Autore: George Simenon
  • Genere: giallo
  • Prima pubblicazione: 1950
  • Prezzo di copertina: sconosciuto 
  • Numero di pagine: sconosciuto in questa edizione 
  • Casa editrice: Adelphi

 Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese.

Tra i più prolifici scrittori del XX secolo, Simenon era in grado di produrre fino a ottanta pagine al giorno. A lui si devono centinaia di romanzi e racconti, molti dei quali pubblicati sotto diversi pseudonimi. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta Paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database dell’UNESCO che raccoglie tutti i titoli tradotti nei Paesi membri, Georges Simenon è il sedicesimo autore più tradotto di sempre e il terzo di lingua francese dopo Jules Verne e Alexandre Dumas (padre).

Durante la festa di compleanno, per la quale si sono riuniti i figli, di un’anziana signora, Valentine Besson, abitante a Étretat, la cameriera, Rose Trochu, muore avvelenata. La vecchia chiama Maigret sostenendo che il veleno fosse riservato a lei, e che vogliono ucciderla.

La fece entrare. Era in effetti una deliziosa vecchia signora, sottile e minuta con il volto roseo e dedicato sotto i capelli candidi, così vivace graziosa da sembrare un’attrice nel ruolo di un anziano marchesa.

«Lei di certo non mi conosce, signor commissario, e per questo apprezzo ancora di più la cortesia che mi fa ricevendomi. Io invece la conosco bene, sono anni che seguo le sue appassionati inchieste. Se verrà a casa mia, come spero, le mostrerò tutti ritagli di giornali che parlano di lei.»


Non avevo mai letto nulla di Simenon e mi ha sorpresa notare quanto le indagini di Maigret si basino sulla psicologia dei personaggi piuttosto che sugli eventi.

Nel corso della lettura ho avuto a tratti la sensazione di star guardando un film al rallentatore: l’autore si sofferma infatti sulle riflessioni dei personaggi, sui dettagli, sui ricordi del commissario, e le indagini avanzano esclusivamente attraverso i dialoghi. Alla fine mi è parso quasi che l’intero libro sia scivolato senza lasciare tracce, come se in poche centinaia di pagine fosse accaduto tutto e niente.

Altro fattore aumentante la mia perplessità, nonché peculiarità della serie, è la caratterizzazione di Maigret poco in linea con i canoni polizieschi. Come una versione vintage di Rocco Schiavone, Jules Maigret ha un carattere irascibile, il bicchiere facile, si immerge totalmente nell’ambiente che lo circonda, basa le proprie inchieste sull’intuito e difficilmente la sua presenza suscita indifferenza.

D’altro canto la vicenda di sfondo risulta accattivante e il lettore si trova a indagare anch’egli, spinto dalla curiosità di scoprire chi sia il colpevole, con tanto di colpo di scena finale.

In conclusione, “Maigret e la vecchia signora” è un buon romanzo per gli amanti del giallo ma non mi ha convinta del tutto.

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