Sottopagina – Il teatro dell’assurdo 

Alla fine siamo sempre qui, tra Book Tag, Teaser Tuesday, Sottopagina,… L’articolo sulle tesine ha portato però, oltre che una ventata d’aria fresca, anche 514 visite in un giorno solo 😱 . Cioè, 514, vi rendete conto???? Devo ancora riprendermi psicologicamente. Questo c’entra poco, anzi, niente, con l’articolo di oggi; però volevo dirvelo.

Tornando in tema, nella puntata odierna analizzeremo qui a “Superquark” niente meno che il Teatro dell’assurdo. A ispirare take scelta è la lettura dell’unico libro in francese che mi sia veramente piaciuto da qui a qualche mese: La cantatrice chauve. 
É un ottimo esempio di Teatro dell’assurdo petchd ruota intorno all’assuedità della vita, non ha una trama vera e propria ma è completamente senza senso.

Tale tipologia di opere teatrali si è sviluppatos tra gli anni ’40 e ”60 del novecento e il termine è stato coniato dal critico Martin Esslin, che ne fece il titolo di una sua pubblicazione del 1961: “The Theatre of the Absurd”. Consiste in un’articolazione artistica del concetto filosofico di assurdità dell’esistenza, elaborato dagli autori dell’Esistenzialismo, come Jean Paul Sartre o Albert Camus (autore de L’ etranger, di cui trovate la mia recensione qui).

Le caratteristiche peculiari del teatro dell’assurdo sono il deliberato abbandono di un costrutto drammaturgico razionale e il rifiuto del linguaggio logico-consequenziale. La struttura tradizionale (trama di eventi, concatenazione, scioglimento) viene rigettata e sostituita da un’alogica successione di eventi, legati fra loro da una labile ed effimera traccia (uno stato d’animo o un’emozione), apparentemente senza alcun significato. Il teatro dell’assurdo si caratterizza per dialoghi senza senso, ripetitivi e serrati, capaci di suscitare a volte il sorriso nonostante il senso tragico del dramma che stanno vivendo i personaggi.

– Wikipedia

Nel caso de La cantatrice chauve ciò si risolve sin dall’inizio della prima scena, dove troviamo la signora Smith intenta a descrivere minuziosamente al marito il menù di una cena alla quale entrambi hanno partecipato e successivamente divagando in un dibattito riguardante una famiglia in cui tutti membri di essa sí chiamano “Bobby Watson”.

SIGNORA SMITH
I ragazzi hanno bevuto acqua inglese. Abbiamo mangiato bene questa sera. E’ perché noi abitiamo nei dintorni di Londra e il nostro nome è Smith.

SIGNOR SMITH
(continuando a leggere, fa schioccare la lingua) 

SIGNORA SMITH Le patate sono molto buone col lardo, l’olio dell’insalata non era rancido. L’olio del droghiere all’angolo è di qualità assai
dell’olio del droghiere di fronte, ed è persino migliore dell’olio del droghiere ai piedi della salita. Non voglio dire perè che l’olio di costoro sia cattivo.
(continuando a leggere, fa schioccare la lingua)
Ad ogni modo l’olio del droghiere all’angolo resta il migliore… 

SIGNOR SMITH (continuando a leggere, fa schioccare la lingua) 

SIGNORA SMITH Questa volta Mary ha cotto le patate proprio a dovere. L’ultima volta non le aveva fatte cuocere bene. A me piacciono solo quando sono ben cotte. 
[…]

SIGNOR SMITH (sempre col giornale) Guarda un po’, c’è scritto che Bobby Watson è morto.

SIGNORA SMITH Dio mio, poveretto, quando è morto?

SIGNOR SMITH Perchè ti stupisci? Lo sai benissimo. E’ morto due anni fa. Siamo andati ai suoi funerali, ricordi? Un anno e mezzo fa.

[…]

SIGNOR SMITH Bobby e Bobby, come i loro genitori. Lo zio di Bobby Watson, il vecchio Bobby Watson, è ricco e vuol molto bene al bambino. Potrebbe incaricarsi lui dell’educazione di Bobby.

SIGNORA SMITH Sarebbe logico. E la zia di Bobby Watson, la vecchia Bobby Watson, potrebbe benissimo incaricarsi per parte sua dell’educazione di Bobby Watson, la figlia di Bobby Watson. Così la mamma di Bobby Watson, Bobby, potrebbe risposarsi. Ha qualcuno in vista?

SIGNOR SMITH Sì, un cugino di Bobby Watson

Tra i maggiori esponenti del teatro dell’assurdo (che potrebbe avere come “padre” letterario Alfred Jarry) vanno ricordati Samuel Beckett, Jean Tardieu, Eugène Ionesco, Arthur Adamov e Georges Schehadé. Una seconda generazione ha avuto come protagonisti Harold Pinter, Robert Pinget e Boris Vian. Su Iotorno in particolare, in quanto autore del libro preso in esempio, trovo molto interessante la genesi dell’opera:

L’autore rumeno, francese di adozione, decise di imparare l’inglese comprandosi un manuale di conversazione. Per esercitarsi, ricopiava le frasi del manuale e, facendo ciò, si accorse della banalità delle frasi in esso contenute: “il soffitto è in alto, il pavimento in basso”, “i giorni della settimana sono sette”, ecc. Da qui egli trasse ispirazione per la commedia, datata 1950.

– Wikipedia

Che ne pensate? Vi sembra un buon modo per reagire all’ assurdità della vita?

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...