Recensione – Non ditelo allo scrittore 

E dopo l’intervista all’autrice,  ecco la recensione del libro! Divorato in quattro giorni ❤️ .

  • Autrice: Alice Basso
  • Genere: giallo, introspettivo, romantico, sentimentale, comico, commedia 
  • Prima pubblicazione: 2017
  • Prezzo di copertina: 16,90€
  • Numero di pagine: 340
  • Casa editrice: Garzanti


Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora in una casa editrice. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni e canta in una band di rock acustico per cui scrive anche i testi delle canzoni. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne. Per Garzanti ha pubblicato anche “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” e “Scrivere è un mestiere pericoloso”.

Questa volta, il compito affidato a Vani dal direttore della sua casa editrice è una vera e propria sfida: deve scovare un suo simile, un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana. Solo lei può farlo uscire dall’ombra. Ma per renderlo un comunicatore perfetto, lei che ama solo la compagnia dei suoi libri e veste sempre di nero, ha bisogno del fascino ammaliatore di Riccardo. Lo scrittore che le ha spezzato il cuore, ora è pronto a tutto per riconquistarla. Intanto il commissario Berganza è sicuro che Vani sia l’unica a poter scoprire come un boss agli arresti domiciliari riesca comunque a guidare i suoi traffici. Ma non è l’unico motivo per cui desidera averla vicino. E quando la vita del commissario è in pericolo, Vani rischia tutto per salvarlo.

Invecchiare non serve a un accidente. Non ti aspettare granché dallo scorrere del tempo.

Continuerai a sentirti fuori posto e a non capire come funziona gran parte del mondo. Continuerai a scoprire che c’è gente a cui non piaci senza che tu sappia bene cos’hai fatto di male, e dovrai imparare a conviverci. Continuerai a scontrarti con regole sociali che nessuna autorità che pure potrai aver acquisito ti darà mai la facoltà di ignorare del tutto. Continuerai a voler essere diversa, a essere fiera di essere diversa, e allo stesso tempo a dispiacerti, sotto sotto, che gli altri non siano uguali a te o, peggio ancora, che nemmeno vogliano esserlo. E se, come credo, sei un po’ come me, continuerai a provare la tentazione di scappare e di trovare rifugio in un mondo di carta che però a un certo punto non ti basterà più – spero solo che tu non lo capisca troppo tardi. Quindi comincia subito a trovare il tuo modo per sopravvivere a tutte queste cose, Vani, perché il passare del tempo da solo potrebbe non bastare a darti la ricetta.

Ciò che vi state apprestando a iniziare non è una recensione ma più che altro un vero e proprio flusso di coscienza, perché quando leggo, sopratutto quando leggo qualcosa che mi piace, ci metto davvero tutta me stessa e non potrei mai liquidare un libro dicendovi solamente che ha un bel ritmo e personalità approfondite 

Basta conoscermi anche solo un poco per sapere che io amo i romanzi di Alice Basso, che posso leggerne cento pagine al giorno senza provare la minima fatica, e dopo una serie di riflessioni sono giunta alla conclusione che tale situazione sia dovuta al mio attaccamento per i personaggi, Vani sopratutto. Quando il giorno dell’uscita ho impugnato “Non ditelo allo scrittore” per la prima volta, la sensazione è stata quella di essere finalmente tornata a casa dopo un sacco di tempo. Ed è stato bellissimo. Mi mancavano le battute di Vani, la sua arguzia, la sua intelligenza, la sua sfrontatezza, mi mancava Berganza e la sua aria da Sherlock Holmes, il rapporto quasi paternale detenuto con Vani e che per tante pagine ho sperato si risolvesse in qualcosa di più, mi sono mancati Morgana, Ivano e persino Riccardo ed Enrico. Ripeto, è stato bellissimo tornare a leggere di loro e ritrovarli tutti lì, insieme appassionatamente. 

Credo di venerare questa serie al punto di alienarmici dentro perché inconsciamente sento di condividere con Vani, al di là della passione per la lettura, la scrittura e per Berganza, oltre che la tendenza a sparare battute nei momenti di disagio, anche il suo senso di trovarsi costantemente fuori posto. Vani potrà infatti sembrare una dura, una che se ne frega di ciò che la gente pensa di lei, e invece sotto sotto è sottomessa come chiunque al potere delle emozioni. A proposito di sottomissione, adoro di Vani il suo non dover vivere esclusivamente in funzione di un uomo dimostrandosi invece una donna indipendente e quando serve, scusate il francesismo, una donna con le palle. 

Che poi Alice Basso possieda uno stile incalzante e una buona dose di sarcasmo e ironia, beh, male di certo non fa. 

Confesso infine che l’ultimo capitolo l’ho trovato davvero spettacolare e alla fine non ho potuto che piangere di gioia. Poi però mi è presa quella serie di domande che accomunano i fan di una saga: cosa farò quando terminerò l’ultimo libro? Come potrò continuare a vivere un’esistenza felice sapendo che non ne usciranno più? È vero: un libro si può sempre rileggere. Ma la rilettura toglie in parte la suspence e la sorpresa originaria e volentieri mi farei cancellare la memoria dei libri della Basso per incominciare nuovamente la stessa esperienza. (Mancano ancora due anni, comunque prima che la pentologia si concluda… quindi sono proprio io ad avere qualche piccolo problema di gestione dell’ansia). 

Quindi beh, ecco mi è piaciuto. 

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