Recensione – Non volevo morire vergine

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  • Autrice: Barbara Garlaschelli
  • Genere: biografia, drammatico
  • Prima pubblicazione: 2017
  • Prezzo di copertina: 17€
  • Numero di pagine: 204
  • Casa editrice: Piemme

Barbara Garlaschelli (Milano, 26 novembre 1965) è una scrittrice e blogger italiana. Scrittrice versatile, si è cimentata in vari generi: dal noir, alla letteratura per ragazzi (quest’ultima edita da EL, di cui ha diretto la collana “I corti”; con Walt Disney in collaborazione con Nicoletta Vallorani) al teatro. Costretta fin dall’età di 15 anni su una sedia a rotelle a causa della rottura di una vertebra per un tuffo in acque troppo basse, ha descritto con stile asciutto il suo percorso di vita nei dieci mesi successivi in Sirena, Moby Dick, Faenza 2001. Il libro è considerato un long seller e ha avuto varie ristampe: nel 2004 con Salani, nel 2007 con TEA e nel 2014 con Laurana Editore.

La vita di Barbara è cambiata all’improvviso a poco più di quindici anni, quando per un tuffo in acqua troppo bassa è rimasta tetraplegica. Quindici anni è l’età delle prime cotte, delle prime schermaglie, dei batticuori. E del sesso. Di tutte le perdite che l’incidente ha portato con sé, la più insopportabile è proprio il pensiero di restare vergine per sempre. Vergine non solo nel corpo, ma di esperienze, di vita, di sbagli, di successi, di fallimenti, di viaggi, di sole. Armata di coraggio, ironia e molta curiosità, Barbara affronterà tutte le rivoluzioni imposte dalla nuova condizione, fino a ritrovare se stessa in un corpo nuovo. In una girandola di situazioni tragicomiche e di ragazzi e uomini impacciati, generosi, a volte teneri, a volte crudeli, Barbara compie la sua iniziazione al sesso e all’amore. Con gli stessi slanci, le delusioni, gli entusiasmi che tutte le donne, anche quelle con le gambe, conoscono molto bene.

Guardo i ragazzi giocare a pallavolo in spiaggia e penso: lo facevo anch’io. Guardo i bambini riempire i secchielli di sabbia sulla battigia e penso: lo facevo anch’io. In verità è tutto un “lo facevo anch’io”. E penso a come sia strana la vita, a come diamo tutto per scontato e poi, in un secondo, ogni cosa voli per aria e persino reggere in mano un gelato diventa un’azione agognata e impossibile.

Guardo i ragazzi giocare a pallavolo in spiaggia e penso: lo facevo anch’io. Guardo i bambini riempire i secchielli di sabbia sulla battigia e penso: lo facevo anch’io. In verità è tutto un “lo facevo anch’io”. E penso a come sia strana la vita, a come diamo tutto per scontato e poi, in un secondo, ogni cosa voli per aria e persino reggere in mano un gelato diventa un’azione agognata e impossibile. Non voglio morire vergine. Ma qui c’è il rischio di morire e basta.

Ero indecisa se recensire o meno questo libro, perché sì, insomma, magari qualcuno leggendo il titolo penserà “sono cose private”, “non sono letture che vanno sbandierate ai quattro venti”. Confesso di averlo inizialmente creduto anche io, ma in poche pagine ho capito quanto sbagliassi e come sia necessario sorvolare tali pregiudizi e tabù. Il racconto è la biografia della stessa Barbara autrice, diventata tetraplegica a quindici anni dopo un tuffo in acque troppo basse e che d’allora si ritrova a dover dipendere dagli altri. La sua intelligenza non la lascia a corto di amici e potrà sempre contare sul sostegno dei genitori, eppure quello che Barbara desidera di più è l’essere accettata nella propria fisicità di donna, riuscire a sedurre nonostante si ritrovi in sedia a rotelle. Ma la verginità della quale non vuole morire è anche la verginità di esperienze, di avventure, di successi e di fallimenti. In poche parole, di vita.

L’autrice racconta se stessa senza peli sulla lingua, con uno stile fresco, genuino, incalzante e scorrevole.

Tante le riflessioni sulla disabilità da sottolineare e imprimere nella mente.

Mi è piaciuto un sacco e sono proprio contenta di averlo letto, ha un grande potenziale e merita davvero una possibilità. Barbara Garlaschelli ci offre una storia, la propria, di lotta, ci insegna che non è sbagliato cadere e ci mostra come rialzarci più fori di prima. Non un ultimo, lancia infine un bellissimo messaggio a chi si trova in una situazione simile: non sei solo.

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