Recensione – Due volte a settimana 

  • Autore: Ernestto Valerio 
  • Genere: introspettivo, sentimentale 
  • Prima pubblicazione: 2016
  • Prezzo di copertina: 10€
  • Numero di pagine: 117
  • Casa editrice: PresentARTSI

Ernesto Valerio è nato a Lanciano nel 1983. Laureato in Comunicazione a L’Aquila e in Sociologia Economica a Trento, risiede e lavora a Mantova dopo aver iniziato la sua vita da adulto a Castiglione delle Stiviere. "Due Volte a Settimana" è il suo primo romanzo.

In America li chiamano junker. Uomini e donne che della ricerca di oggetti usati ne hanno fatto un vero e proprio lavoro. Svuotano cantine, si perdono tra mercatini dell'usato e fiere di varia natura: esperti nella valutazione di ciò che ha accompagnato, per un po', la quotidianità delle persone e che viene poi messo da parte, da dare via. Elio Toso, in America, potrebbe sarebbe uno di loro. Ma quello di Elio non è un vero e proprio lavoro. Quarantadue anni, di cui gran parte passati nella grande distribuzione, dopo aver trovato a vent'anni due sedie ed un tavolo “di valore” sul ciglio della strada, ha iniziato ad andare a caccia di oggetti da valutare e valorizzare, rubare al tempo e all'incuria delle persone. Da portare nella sua vita, o nella vita di altri. Testimoni di abitudini, di relazioni che si sono fermate, che sono cambiate, di momenti o di fasi concluse: tracce di vite, storie di uomini che ad Elio si affidano per fare ordine, inscatolare, conservare o eliminare. Piacevoli grovigli di identità. Monica ed Ennio, Stefania, Filippo, Louise, che con i loro oggetti riempiono il presente e la casa di Elio, obbligandolo a fare i conti con i suoi pezzi unici: con Serena, per esempio, o con Angelo. Soprattutto con Angelo, che nella vita di Elio entra, puntualmente, due volte a settimana.

Uno "junker", direbbero in America. Questo amore nostalgico non è un pensiero politico, non è un sentimento personale. Non sono l'unico che lo vive, ma non posso per questo dirmi parte di un gruppo: non ci sono, nel nostro "cercare"; identificazioni collettive, gruppi, associazioni,partiti: collezionare cose vecchie, cercare le cantine altrui, rovistare nel passato (sotto forma di oggetti) delle persone, è un fatto privato. È il desiderio di tornarea un tempo che non sia complicato come il nostro, un mondo che sembra più leggibile proprio, forse, grazie alla semplicità meccanica ed artigianale degli oggetti. E quindi, delle persone.

"Due volte a settimana" è qualcosa che non so bene come definire, perché non c'è una vera e propria trama. La narrazione si concentra invece attorno a due perni collegati: gli oggetti e Angelo, il padre del protagonista Elio. Elio, infatti, si ritroverà ad ascoltare storie di persone che ad un certo punto della propria esistenza sentono il bisogno di liberarsi da oggetti del passato, ma curioso è che in qualche modo tali racconti e tali oggetti offrono sempre l'appiglio per parlare di padri di famiglia. Quindi Elio, che senza rendersene conto ha messo Angelo in secondo piano nella propria vita, si ritroverà a meditare e a riflettere sul rapporto con il proprio, di padre.Se da un lato il soggetto può risultare interessante, a non convincermi molto è stato il modo in cui viene sviluppato. Va chiarito che il libro presenta una struttura abbastanza definita: una prima parte che guarda al presente, un'ultima parte che guarda al futuro e una parte di mezzo che guarda al passato. Ed è proprio la parte di mezzo quella che ho reputato eccessivamente pesante. Ho già sottolineato come "Due volte a settimana" sia pressoché privo di azione, di conseguenza al suo interno troviamo quasi esclusivamenteriflessioni. La seconda parte infatti raccoglie tutta una serie di capitoli incentrati sul già citato binomio personaggi/storie, che pur risultando stimolante l'ho trovato tirato un po' troppo per le lunghe. Ogni volta infatti l'autore si apre a vaste digressioni e descrizioni, quest' ultime non sempre essenziali allo svolgimento della vicenda. Nonostante il ridotto numero di pagine, dunque, la lettura da parte mia è proceduta lentamente.

D'altro canto due però i punti di forza del libro.

Innanzitutto la scrittura di Ernesto Valerio, veramente bella, pulita, elegante e versatile. Fin da subito ne sono rimasta piacevolmente colpita. E poi i personaggi, innumerevoli e tutti ben definiti, tratteggiati, ciascuno delineato anche attraverso l'escamotage degli oggetti, elemento indubbiamente più organale all'interno della narrazione.

In conclusione il mio giudizio è a metà, né completamente positivo e né completamente negativo. Mi sento di definirla come un'opera "di nicchia" ed è a questa nicchia, la stessa di Elio, che va il mio suggerimento di darvi una possibilità.

Tesser Tuesday – Due volte e settimana

Oggi è martedì, il che significa Teaser Tuesday!


In America li chiamano junker. Uomini e donne che della ricerca di oggetti usati ne hanno fatto un vero e proprio lavoro. Svuotano cantine, si perdono tra mercatini dell'usato e fiere di varia natura: esperti nella valutazione di ciò che ha accompagnato, per un po', la quotidianità delle persone e che viene poi messo da parte, da dare via. Elio Toso, in America, potrebbe sarebbe uno di loro. Ma quello di Elio non è un vero e proprio lavoro. Quarantadue anni, di cui gran parte passati nella grande distribuzione, dopo aver trovato a vent'anni due sedie ed un tavolo “di valore” sul ciglio della strada, ha iniziato ad andare a caccia di oggetti da valutare e valorizzare, rubare al tempo e all'incuria delle persone. Da portare nella sua vita, o nella vita di altri. Testimoni di abitudini, di relazioni che si sono fermate, che sono cambiate, di momenti o di fasi concluse: tracce di vite, storie di uomini che ad Elio si affidano per fare ordine, inscatolare, conservare o eliminare. Piacevoli grovigli di identità. Monica ed Ennio, Stefania, Filippo, Louise, che con i loro oggetti riempiono il presente e la casa di Elio, obbligandolo a fare i conti con i suoi pezzi unici: con Serena, per esempio, o con Angelo. Soprattutto con Angelo, che nella vita di Elio entra, puntualmente, due volte a settimana.


Uno "junker", direbbero in America. Questo amore nostalgico non è un pensiero politico, non è un sentimento personale. Non sono l'unico che lo vive, ma non posso per questo dirmi parte di un gruppo: non ci sono, nel nostro "cercare"; identificazioni collettive, gruppi, associazioni,partiti: collezionare cose vecchie, cercare le cantine altrui, rovistare nel passato (sotto forma di oggetti) delle persone, è un fatto privato. È il desiderio di tornarea un tempo che non sia complicato come il nostro, un mondo che sembra più leggibile proprio, forse, grazie
alla semplicità meccanica ed artigianale degli oggetti. E quindi, delle persone.