Sottopagina – Il teatro dell’assurdo 

Alla fine siamo sempre qui, tra Book Tag, Teaser Tuesday, Sottopagina,… L’articolo sulle tesine ha portato però, oltre che una ventata d’aria fresca, anche 514 visite in un giorno solo 😱 . Cioè, 514, vi rendete conto???? Devo ancora riprendermi psicologicamente. Questo c’entra poco, anzi, niente, con l’articolo di oggi; però volevo dirvelo.

Tornando in tema, nella puntata odierna analizzeremo qui a “Superquark” niente meno che il Teatro dell’assurdo. A ispirare take scelta è la lettura dell’unico libro in francese che mi sia veramente piaciuto da qui a qualche mese: La cantatrice chauve. 
É un ottimo esempio di Teatro dell’assurdo petchd ruota intorno all’assuedità della vita, non ha una trama vera e propria ma è completamente senza senso.

Tale tipologia di opere teatrali si è sviluppatos tra gli anni ’40 e ”60 del novecento e il termine è stato coniato dal critico Martin Esslin, che ne fece il titolo di una sua pubblicazione del 1961: “The Theatre of the Absurd”. Consiste in un’articolazione artistica del concetto filosofico di assurdità dell’esistenza, elaborato dagli autori dell’Esistenzialismo, come Jean Paul Sartre o Albert Camus (autore de L’ etranger, di cui trovate la mia recensione qui).

Le caratteristiche peculiari del teatro dell’assurdo sono il deliberato abbandono di un costrutto drammaturgico razionale e il rifiuto del linguaggio logico-consequenziale. La struttura tradizionale (trama di eventi, concatenazione, scioglimento) viene rigettata e sostituita da un’alogica successione di eventi, legati fra loro da una labile ed effimera traccia (uno stato d’animo o un’emozione), apparentemente senza alcun significato. Il teatro dell’assurdo si caratterizza per dialoghi senza senso, ripetitivi e serrati, capaci di suscitare a volte il sorriso nonostante il senso tragico del dramma che stanno vivendo i personaggi.

– Wikipedia

Nel caso de La cantatrice chauve ciò si risolve sin dall’inizio della prima scena, dove troviamo la signora Smith intenta a descrivere minuziosamente al marito il menù di una cena alla quale entrambi hanno partecipato e successivamente divagando in un dibattito riguardante una famiglia in cui tutti membri di essa sí chiamano “Bobby Watson”.

SIGNORA SMITH
I ragazzi hanno bevuto acqua inglese. Abbiamo mangiato bene questa sera. E’ perché noi abitiamo nei dintorni di Londra e il nostro nome è Smith.

SIGNOR SMITH
(continuando a leggere, fa schioccare la lingua) 

SIGNORA SMITH Le patate sono molto buone col lardo, l’olio dell’insalata non era rancido. L’olio del droghiere all’angolo è di qualità assai
dell’olio del droghiere di fronte, ed è persino migliore dell’olio del droghiere ai piedi della salita. Non voglio dire perè che l’olio di costoro sia cattivo.
(continuando a leggere, fa schioccare la lingua)
Ad ogni modo l’olio del droghiere all’angolo resta il migliore… 

SIGNOR SMITH (continuando a leggere, fa schioccare la lingua) 

SIGNORA SMITH Questa volta Mary ha cotto le patate proprio a dovere. L’ultima volta non le aveva fatte cuocere bene. A me piacciono solo quando sono ben cotte. 
[…]

SIGNOR SMITH (sempre col giornale) Guarda un po’, c’è scritto che Bobby Watson è morto.

SIGNORA SMITH Dio mio, poveretto, quando è morto?

SIGNOR SMITH Perchè ti stupisci? Lo sai benissimo. E’ morto due anni fa. Siamo andati ai suoi funerali, ricordi? Un anno e mezzo fa.

[…]

SIGNOR SMITH Bobby e Bobby, come i loro genitori. Lo zio di Bobby Watson, il vecchio Bobby Watson, è ricco e vuol molto bene al bambino. Potrebbe incaricarsi lui dell’educazione di Bobby.

SIGNORA SMITH Sarebbe logico. E la zia di Bobby Watson, la vecchia Bobby Watson, potrebbe benissimo incaricarsi per parte sua dell’educazione di Bobby Watson, la figlia di Bobby Watson. Così la mamma di Bobby Watson, Bobby, potrebbe risposarsi. Ha qualcuno in vista?

SIGNOR SMITH Sì, un cugino di Bobby Watson

Tra i maggiori esponenti del teatro dell’assurdo (che potrebbe avere come “padre” letterario Alfred Jarry) vanno ricordati Samuel Beckett, Jean Tardieu, Eugène Ionesco, Arthur Adamov e Georges Schehadé. Una seconda generazione ha avuto come protagonisti Harold Pinter, Robert Pinget e Boris Vian. Su Iotorno in particolare, in quanto autore del libro preso in esempio, trovo molto interessante la genesi dell’opera:

L’autore rumeno, francese di adozione, decise di imparare l’inglese comprandosi un manuale di conversazione. Per esercitarsi, ricopiava le frasi del manuale e, facendo ciò, si accorse della banalità delle frasi in esso contenute: “il soffitto è in alto, il pavimento in basso”, “i giorni della settimana sono sette”, ecc. Da qui egli trasse ispirazione per la commedia, datata 1950.

– Wikipedia

Che ne pensate? Vi sembra un buon modo per reagire all’ assurdità della vita?

Sottopagina – Gabbie e identità secondo Pirandello 

Nel momento in cui sto scrivendo questo articolo è sera, mi ritrovo senza uno straccio di idea sull’articolo da pubblicare l’indomani (maledetta procrastinazione!) e sempre l’indomani la sottoscritta dovrà affrontare un’interrogazione di letteratura italiana sul Decadentismo. I sensi di colpa per aver abusato di Book Tag mi affliggono, quindi valuto le varie opzioni: Sottopagina… Sottopagina… Sottopagina… Mi sa che preparerò un Sottopagina. Ok. Sto leggendo “Il fu Mattia Pascal”, di Luigi Pirandello, quindi ho deciso che dovrete sorbirvi una lezione sui concetti pirandelliani di gabbia e  identità (almeno ripasso per l’interrogazione e mi tolgo la sensazione di un errato utilizzo del mio tempo). Ma non preoccupatevi, è piuttosto breve!


Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:

― Io mi chiamo Mattia Pascal.

― Grazie, caro. Questo lo so.

― E ti par poco?

Non pareva molto, per dir la verità, neanche a me. Ma ignoravo allora che cosa volesse dire il non sapere neppur questo, il non poter più rispondere, cioè, come prima, all’occorrenza:

― Io mi chiamo Mattia Pascal.


Da quando Mattia Pascal ha sposato Romilda Malagna, la sua vita è diventata un inferno. Tra la suocera che maltratta sua madre, la moglie devastata dalla gravidanza e l’amministratore Batta Malagna che gli usurpa il poco patrimonio rimasto, Mattia si ritrova a vivere una situazione di oppressione e asfissia dalla quale non può fuggire: deve infatti prendersi cura della famiglia e, per guadagnare qualche lira, accetta di lavorare presso una squallida biblioteca. Pirandello definisce “gabbia” una condizione di impotenza assimilabile a quella del protagonista, chiuso tra queste metaforiche sbarre senza una prospettiva di miglioramento.

Le gabbie identificate dall’autore sono due:

  • quella familiare, di cui è vittima Mattia
  • quella lavorativa, tipica di chi svolge mansioni da impiegato ed è quindi sottoposto a una costante monotonia e meccanicità di gesti che lo conduce inevitabilmente in uno stato di alienazione

L’occasione di evasione dalla gabbia si presenta inaspettatamente quando Mattia vince un ingente somma di denaro presso il casinò di Montecarlo, e quando successivamente apprende dal giornale che la moglie ha identificato lui in un cadavere ritrovato. Mattia decide quindi di cogliere la palla al balzo e si costruisce una nuova vita sotto lo pseudonimo di “Adriano Meis”..

Mattia/Adriano si rende però ben presto conto che l’identità falsa non gli permette di avere amici o stringere relazioni, non può nemmeno comprarsi un cane e si riduce quindi a colloquiare con un canarino. La nostalgia della gabbia familiare diventa talmente tanto forte da convincere Mattia/Adriano a simulare il suicidio di Adriano, liberandosi così da tale maschera e apprestandosi a ritornare nel paese natio.
Tuttavia, nessuno riconosce Mattia in quanto cambiato totalmente d’aspetto per assumere l’identità di Adriano. Come se non bastasse, la moglie ha un nuovo marito. Mattia si ritrova quindi a non possedere più un’identità: non è Mattia Pascal perché nessuno lo riconosce come tale, non è Adriano perché si è suicidato, subisce allora un’ultima trasformazione e diventa “Il fu Mattia Pascal”.

Dove ci porta tutto ‘sto papiro? Alla morale che, sebbene chiuderci in un’identità ci costringa ad accettare i ruoli a essa connessi e a sottostare a delle precise condizioni, vivere senza un’identità è impossibile.


E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con Pirandello?

Sottopagina – La distopia

Salve a tutt! Come procede la vostra settimana? Su su, che domani è finalmente sabato 😀

Oggi vi propongo la neorubrica “Sottopagina” (qui il primo articolo in merito, per chi se lo fosse perso), dedicata all’approfondimento di particolari tematiche presenti in determinati libri. Attualmente sto leggendo “1984“, di George Orwell,

da cui l’approfondimento su un tema piuttosto in voga negli ultimi anni: la distopia.


Che cos’è la distopia? 

Per distopia (o antiutopia, pseudo-utopia, utopia negativa o cacotopia) s’intende la descrizione di una immaginaria società o comunità altamente indesiderabile o spaventosa. Il termine, da pronunciarsi “distopìa”, è stato coniato come contrario di utopia ed è soprattutto utilizzato in riferimento alla rappresentazione di una società fittizia (spesso ambientata nel futuro) nella quale alcune tendenze sociali, politiche e tecnologiche avvertite nel presente sono portate a estremi negativi” [tratto da Wikipedia]

Tra le principali caratteristiche troviamo la presenza di una società gerarchica, un leader che la dirige, la propaganda di un unico possibile stile di vita,  l’utilizzo di strumenti di tortura sia fisica che psicologica, scenari post-apocalittici in cui la specie umana non esiste quasi più e si conduce un’esistenza pressoché primitiva.

Perché 1984 è un romanzo distopico? 

L’ambientazione

La prima pubblicazione del libro risale al 1948, e invertendone le ultime due cifre otteniamo l’anno in cui la storia si svolge e che dà titolo al romanzo: 1984, appunto. La Terra è divisa in tre grandi potenze perennemente in lotta tra loro

  • Oceania
  • Eurasia
  • Estasia

Sappiamo che il protagonista Winston Smith, vive e lavora  nella Londra oceanica, sede dei vari ministeri.

Il Partito 

A detenere il potere è un unico partito – il Partito – articolato in vari ministri

  • Ministero della Pace, che presiede alla guerra
  • Ministro dell’ Amore, che si occupa di stilare le leggi
  • Ministro della Verità, che presiede alla propaganda, al revisionismo storico e presso cui lavora Winston
  • Ministro dell’Abbondanza, che presiede all’economia.

L’ideologia dominante è quella del Socing, termine traducibile in “socialismo inglese” . Ha come motto

La guerra  è pace

La libertà è schiavitù

L’ignoranza è forza

Il lavoro di Winston consiste nella falsificazione di giornali ove vi siano state a pubblicate previsioni errate da parte del Grande Fratello, nomi di dissidenti “fatti sparire” e più generalmente tutto ciò che può compromettere l’idea dell’infallibiità del Partito.Il passato viene quindi modellato a piacimento e diventa impossibile distinguere il vero dal falso.

Chiunque lavori per il Partito è inoltre obbligato a installare nella propria abitazione un teleschermo, marchingegno capace di registrare e trasmettere immagini e suoni. Se non siete abili a padroneggiare le vostre emozioni, basta un’occhiata per ricevere dalla Psicopolizia l’accusa di voltoreato o una parola di troppo per quella di psicoreato. Inoltre, un membro del Partito non può fare acquisti presso il mercato libero sto prolet (proletari) o intrecciare una relazione con un altro membro del Partito. Va infine specificato che la famiglia è vista unicamente come agenzia volta a produrre figli e che i figli stessi vengono sin dall’infanzia incoraggiati a denunciare comportamenti sospetti di genitori e parenti.

Il Grande Fratello 

Il Grande Fratello riprende fisicamente le figure di Hitler e Stalin ed è a tutti gli effetti un dittatore.

Nessuno ne conosce la reale identità o l’ha mai visto, in compenso ogni angolo della città è tappezzato da manifesti recanti la scritta “Il Grandr Fratello ti guarda” (avete presente quri quadri realizzati con una tecnica particolare tale che quando vi muovete un dettaglio sembra seguirvi? Ecco, gli occhi del manifesto sono uguali). Palesemente tale messaggio vorrebbe essere interpretato come “Il Grande  Fratello si preoccupa per voi”,  mentre in realtà minaccia ed esplicita una totale mancanza di privacy e un controllo 24 ore su 24.

Emmanuel Goldstein

Emmanuel Goldstein è il nemico numero uno del Grsnde Fratello e quindi dello stato. Si vocifera l’esistenza di una Confraternità da lui fondata per abbattere il regime totalitario. Ogni giorno a partire dalle 11.00, in ogni ufficio e luogo pubblico, si tengono inoltre manifestazioni di isteria collettiva contro di lui: i famosi “Due minuti d’odio”, in cui vengono mostrate su un teleschermo immagini che lo ritraggono, scene di guerre, discorsi falsificati contro lo stato, il tutto accompagnato da suoni e rumori fastidiosi atti a suscitare negli spettatori un involontario coinvolgimento emotivo. In realtà, Emmanuel Goldstein altro non è che un capro espiatorio utilizzato per addossargli la mancata efficienza dello stato.

La neolingua

Si tratta di una lingua imposta dallo stato e con il fine di ridurre il più possibile l’uso della mente nella formulazioni di pensieri e quindi di esprimere concetti contrari all’ortodossia del Socing. Alcuni esempi di interventi linguistici:

  • conservare per ogni termine un solo significato, ben definito e privo di sfumature, ed eliminare tutti i suoi sinonimi: ad esempio “uguali” inteso solo come “coincidenti”, o “coltello” usato anche per indicare l’atto del tagliare. Ciò avrebbe reso concetti come “uguali davanti alla legge” o “tagliare i viveri” inesprimibili, se non con espressioni lunghe, complicate e quindi dispersive e incomprensibili;
  • sostituire comparativi e superlativi con i prefissi “più-” e “arcipiù-“, e i contrari con “s-“: partendo da “buono”, ad esempio, si ottengono “piùbuono”, “arcipiùbuono”, “sbuono”, “piùsbuono”, rendendo superflua un’ampia serie di vocaboli come “ottimo”, “migliore”, “cattivo”, “pessimo”, “peggiore”, “orrendo” e così via;
  • introdurre una serie di abbreviazioni e parole composte, soprattutto dal significato politico, che in realtà coprivano un’ampia serie di concetti complessi.

Il bipensiero

Coerentemente all’idea di un passato modificabile, i cittadini sono tenuti ad adattarsi al bipensiero, ovvero l’accettazione di due verità opposte tra loro, cosicché ciascuna di esse possa essere assunta quando necessario. L’esempio più lampante è l’accettazione che  Oceania ed Eurasia siano sempre state alleate, quando fino a un giorno prima erano in guerra.

Altri romanzi distopici

La fattoria degli animali 

Sempre di Orwell, è ambientato in una fattoria dove gli animali, stanchi dello sfruttamento dell’uomo, si ribellano. In realtà si tratta di una parodia fiabesca sulla deriva totalitaristica dell’Unione Sovietica.

I viaggi di Gulliver


Nel suo ultimo viaggio, il dottor Lemuel Gulliver incontra due popoli differenti: gli yahoos (uomini scimmia che rappresenterebbero il male e la corruzione dell’umanità) e gli houyhnhnms (cavalli intelligenti che hanno saputo creare una società regolata dalla ragione e che rappresenterebbero l’aspirazione a un’umanità migliore).

Fahrenheit 451

Ambientato in un imprecisato futuro posteriore al 1960, vi si descrive una società distopica in cui leggere o possedere libri è considerato un reato, per contrastare il quale è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume.

Il signore delle mosche 

Durante una tempesta, un aereo che trasporta alcuni ragazzi inglesi, messi in salvo dalla città in guerra, precipita nei pressi di un’isola deserta. A un’iniziald senso di libertà dovuto all’assenza di adulti, si sostituisce però presto una rozza discesa nella barbarie che segnerà la fine dell’infanzia per i protagonisti. Qui trovate la mia recensione in merito.

La trilogia di “Hunger Games

Quando Katniss urla “Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!” sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell’estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori.

La trilogia di “Divergent”

Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l’amicizia per i Pacifici, l’altruismo per gli Abneganti e l’onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l’unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c’è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto – se reso pubblico – le costerebbe la vita.

La serie di “The Maze Runner”

Quando Thomas si risveglia, le porte dell’ascensore in cui si trova si aprono su un mondo che non conosce. Non ricorda come ci sia arrivato, né alcun particolare del suo passato, a eccezione del proprio nome di battesimo. Con lui ci sono altri ragazzi, tutti nelle sue stesse condizioni, che gli danno il benvenuto nella Radura, un ampio spazio limitato da invalicabili mura di pietra, che non lasciano filtrare neanche la luce del sole. L’unica certezza dei ragazzi è che ogni mattina le porte di pietra del gigantesco Labirinto che li circonda vengono aperte, per poi richiudersi di notte. Ben presto il gruppo elabora l’organizzazione di una società disciplinata dai Custodi, nella quale si svolgono riunioni dei Consigli e vigono rigorose regole per mantenere l’ordine. Ogni trenta giorni qualcuno si aggiunge a loro dopo essersi risvegliato nell’ascensore. Il mistero si infittisce quando – senza che nessuno se lo aspettasse – arriva una ragazza. È la prima donna a fare la propria comparsa in quel mondo, ed è il messaggio che porta con sé a stupire, più della sua stessa presenza. Un messaggio che non lascia alternative. Ma in assenza di qualsiasi altra via di fuga, il Labirinto sembra essere l’unica speranza del gruppo… o forse potrebbe rivelarsi una trappola da cui è imposibile uscire.

E ancora

  • Io sono leggenda – Richard Matheson
  • Arance meccanica – Anthony Burgess
  • La svastica sul sole- Philip K. Dick
  • Il pianeta delle scimmie – Pierre Boulle
  • Elianto – Stefano Benni
  • Non lasciarmi – Kazuo Ishiguro
  • Cell – Stephen King

Sottopagina – Il linguaggio segreto dei fiori 

Salve a tutti! Nell’ultimo articolo di dicembre mi ero ripromessa di trovare nuove idee per rubriche da aggiornare senza una precisa cadenza, ebbene, quelo di oggi è un esperimento che spero possa piacervi!

Questa rubrica è dedicata all’approfondimento  di svariati argomenti presenti in determinati libri.

Per il primo articolo vi propongo dunque il romanzo che ho attualmente in lettura , ovvero “Il linguaggio segreto dei fiori“, di Vanessa Diffenbaug,

Sono uscite varie edizioni di questo libro, ciascuna raffigurante un diverso fiore
da cui l’approfondimento di oggi sul linguaggio segreto dei fiori.

Il linguaggio segreto dei fiori 

Prima di iniziare a scoprire il significato di diversi fiori, può essere interessante approfondire il contesto storico in cui è nato.

«Parlo del linguaggio segreto dei fiori» Cominciò a spiegare Elizabeth «Viene dall’epoca vittoriana, come il tuo nome, quando le persone comunicavano attraverso i fiori. Se un uomo regalava un mazzo di fiori a una giovane donna, lei correva a casa per cercare di decifrarne il messaggio segreto. […] Perciò un uomo doveva stare ben attento quando sceglieva i fiori.»

Tale linguaggio è detto inoltre “filografia” e fu introdotto da Mary Wortley Montagu, moglie dell’ambasciatore inglese a Costantinopoli, dopo il suo soggiorno nella capitale turca negli anni 1716-1718. Nelle sue lettere, pubblicate nel 1763, ella riferiva dell’usanza – chiamata selam – di attribuire significati simbolici a ogni sorta di oggetti, e in particolare ai fiori, ai frutti e alle piante. [Fonte: Wikipedia]

Nel corso del libro vengono quindi citati molti diversi generi e nelle ultime pagine è presente un appendice costituendo una sorta di mini-manuale per orientarsi tra i vari significati. Qualche esempio:

Acacia: Amore segreto

Acetosa: Affetto dei genitori

Achillea millefoglie: Cura per un cuore spezzato

Agrifoglio: Lungimiranza

Una pianta di acacia

I petali dei fiori sono così piccoli
che sono quasi nascosti dai lunghi stami. «Nascosti», ripetei.
«Nascondiglio uguale segreto. Stame uguale amore.» Arrossii mentre lo dicevo,
ma non distolsi lo sguardo.
E nemmeno Grant.

Alisso:Valote al di là della bellezza

Aloe: Dolore

Amello: Addio

Avena comune: L’anima ammaliante della musica

Achillea millefoglie
Basilico: Odio

Bella d’Irlanda: Buona fortuna

Biancospino: Speranza

Bocca di leone
Bocca di leone: Presunzione

Borraccina: Tranquillità

Bougainvillea: Passione

Bella d’Irlanda
Brugo: Protezionr

Buvardia: Entusiasmo

Cactus: Amote appassionato

Camelia: Il mio destino
è nelle tue mani

Camomilla: Forza nelle difficoltà

Capelvenere: Segretezza

Cardo: Misantropia

Castagno: Rendimi giustizia

Camelia
Cavolfiore: Profitto

Centonchio dei campi: Cambiamento

Cerfoglio: Sincerità

Chiodi di garofano
Chiodo di garofano: Ti ho amato a tua insaputa

Ciclamino: Timida speranza

CardoCicoria: Fragilità

Crisantemo: Verità

Dafne: Non ti vorrei in nessun altro modo

Dalia: Dignità

Digitale purpurea: Falsità

Dafne
Dracena: Stai per cadere in trappola

Erano perfette: strati di petali viola
con i margini bianchi si dispiegavano
dal centro dei ori. Liberai gli steli.
Le ragazze non avrebbero capito il signi cato delle dalie, eppure provai una sconosciuta sensazione di leggerezza mentre percorrevo
il lungo corridoio e facevo scivolare un gambo sotto la porta
chiusa di ogni stanza.

Eliotropio: Affetto devoto

Enula campana: Lacrime

Erica: Solitudine

Eustoma: Apprezzamento

Eliotropio

«I fiori per mia moglie!» disse. «Non glielo ha detto Renata? Ho solo pochi minuti,
e voglio che scelga qualcosa che la renda felice.» «Felice?» chiesi guardandomi intorno
per vedere i ori disponibili. Earl piegò
la testa di lato con aria pensierosa.
«Ora che ci penso, direi che mia moglie non è mai stata una donna davvero felice.»
Rise fra sé. «Ma era appassionata. E brillante. E curiosa. Aveva sempre un’opinione su tutto, anche su argomenti che non conosceva. È questo che mi manca.» Si sarebbe risvegliata davanti al mazzo di crisantemi bianchi e pervinche, verità e teneri ricordi?

Felce: Sincerità
Finocchio:Forza

Flox
Fiordaliso: Beatitudine solitaria

Fiore di cera: Suscettibilità

Flox: Le nostre anime sono unite

Fucsia
Fucsia: Umile amore

Garofano comune bianco: Dolce e incantevole

Garofano comune rosa: Non ti dimenticherò mai

Garofano piumoso: Amore puro

Garofano comune rosa
Gelsomino della Carolina: Separazionr

Gelsomino indiano: Unione

Giglio: Regalità

Ginestra: Umilia

Girasole: Falsr ricchezze

Gladiolo
Gladiolo: Mi trapassi il cuore

Glicine: Benvenuto  

Prese un giglio arancione da un secchio.«Per te», mi disse porgendomelo. «No, non mi piacciono i gigli», risposi. E non sono una regina, pensai. «Dovrebbero piacerti», replicò.
«Ti si addicono.»


Avete trovato il fiore che fa per voi? Ditemelo con un commento 🙂