Alice Basso ad Aosta 

Domenica è stata una giornata bella bella perché Alice Basso ha presentato “Non ditelo allo scrittore” qui ad Aosta, e da quel momento la sto indirettamente tartassando su Facebook con post, foto e commenti. Con un po’ di fortuna, l’articolo che state leggendo non le comparirà in bacheca e non si sentirà quindi in dovere di denunciarmi alla Polizia Postale come soggetto potenzialmente pericoloso (cosa che tra l’altro potreste fare anche voi, dato che degli ultimi quattro articoli ben due sono su Alice. Diciamocelo: “Che palle”. Giuro che dopo oggi smetto. Per un po’. Un pochino). 

Ma teniamo a noi. Se avete avuto la pazienza di arrivare fin qui, forse vi starete chiedendo: “Ma perché tra tutti i bei posti che l’Italia offre, Alice è andata a inoltrarsi in quel buco di Aosta?” E io vi rispondo, per soddisfare la vostra curiosità e non certo per assumermi alcun merito, che l’ho invitata io al termine dell’intervista per il blog (quindi fine marzo, inizio aprile, tutto ok insomma).  

Uhm. Che ha detto a ‘sta benedetta presentazione? Saltiamo i ringraziamenti iniziali verso la sottoscritta *coff coff* e passiamo direttamente al succo della vicenda. 

Innanzitutto ha raccontato di essere stata a Chätillion il giorno prima, sempre per una presentazione, al Castello Gamba. 

Dopodiché si è parlato del personaggio di Vani, del fatto che svilupperà la serie in cinque libri di cui il primo reale al 2015, si è scherzato riguardo alla sua età in quanto appare molto giovane e quindi le hanno attributo 22 anni

Ha raccontato di essere stata ispirata nella trama dal proprio lavorare in una casa editrice, ambiente da lei definito “pazzo” e di cui ha voluto svelarci i retroscena. 

Si é posto l’accento sulle numerose citazioni letterarie presenti nei suoi romanzi e sul lavoro di Vani: ghostwriter, ovvero chi scrive libri a nome d’altri, spesso di vip. 

È seguita la lettura del passaggio:

Okay: chi è un ghostwriter? Be’, vediamo. In sostanza, un ghostwriter è una persona che scrive al posto di un’altra, che però alla fine firma il libro. Tipo: uno scrittore che è passato alla tv e non ha più tempo per finire il suo ultimo romanzo. Un comico che vuole pubblicare una raccolta di monologhi ma non è capace di scriverne così tanti tutti assieme. Un vip che ha promesso di pubblicare la propria autobiografia ma scrive come un bambino di sei anni. O ancora: un medico che ha inventato una terapia nuova ma non si sa esprimere abbastanza chiaramente da spiegarla in un articolo; uno statista abituato a rispondere alle interviste ma non a scrivere qualcosa ex novo; un imprenditore che deve apparire in televisione ma è meglio che non parli a braccio perché blatererebbe delle schifezze come brand e customizzare e business-oriented e brieffato. In casi come questi, gli editori dicono senza scomporsi: «Non si preoccupi, sarà un successo», aprono una lista di nomi di schiavi, ed è qui che entriamo in scena noi. Ci danno due o tre linee guida sui contenuti, un elenco di materiali da consultare se ce n’è bisogno, una data di scadenza di solito vergognosamente vicina, un micragnoso pagamento per ritornarcene nell’ombra senza dire a nessuno che siamo stati noi. Ed ecco che il libro/il discorso/l’articolo è fatto. Questo è il punto in cui solitamente, quando spiego il mio mestiere, la gente dice «wow».

Quindi si è proseguito definendo l’empatia di Vani, che le permette di assorbire il modo di parlare delle persone per le quali deve scrivere, e raccontando del rapporto di Vani con il suo capo, Enrico (una sottospecie di squalo che non può licenziare Vani, perché troppo abile nello svolgere il proprio mestiere). 

Lettura di un nuovo passo: 

Altro accenno al carattere di Vani e rivelazione da parte di Alice riguardo l’avere un’amica con un atteggiamento simile, seppur meno drastico.

Si è disquisito riguardo l’utilizzo delle parolacce nei libri 😂 .

A seguire un breve riassunto dei primi tre romanzi, secondo Alice autoconclusivi in quanto dotati di riassunto. 

Si è accennato a Romeo Berganza (❤️), idolo di ogni donna e “sbirro intelligente” che, resosi conto della capacità di Vani, la assume come collaboratrice.

E ancora, il rapporto di Vani con la propria famiglia e col professor Reale, professione, quella dei professori, da Alice molto stimata. B

Breve commento sull’attività di Alice come cantante e sul personaggio di Morgana, una Vani in miniatura che suona in una band.

Piccola digressione sulla gavetta di Alice nell’editoria e sul suo desiderio di scrivere storie per ragazzi compresi tra i 13 e i 19 anni. 

Per concludere, la questione del triangolo amoroso e commenti sulla serie di Rocco Schiavone.

FINE! Che fatica trascrivere tutto 😂. C’era anche un buffet, ma sinceramente non l’ho visto, poiché troppo presa a stare vicina ad Alice. 

V lascio con una carrellata di foto, invitandovi a individuarmi tra il pubblico 🙂 . 

P. S. Grazie a chi mi ha preso gli appunti 🙂 

Non ditelo ad Alice Basso – 10 domande alla scrittrice più nominata qui sopra

Ormai dovreste averlo capito che in realtà il blog si chiama “L’ultima pagina del libro – Possibilmente uno di Alice Basso” 😀 . E pensare che tra pochi giorni sarà un anno esatto da quand’ho creato questo piccolo spazio… E il primo articolo era proprio su Alice Basso 😂. Tutto ciò è molto imbarazzante, fatto sta che oggi esce il suo terzo romanzo con protagonista Vani Sarca:

Non ditelo allo scrittore

Per l’occasione Alice ha accettato gentilmente di sottoporsi a un mini interrogatorio da parte mia, quindi non fatemi fare brutta figura e riempite questo articolo di interazioni! 🙂


Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora in una casa editrice. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni e canta in una band di rock acustico per cui scrive anche i testi delle canzoni. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne. Per Garzanti ha pubblicato “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” e “Scrivere è un mestiere pericoloso”.
1. Ciao Alice, grazie per essere sempre così disponibile e benvenuta sul mio blog! Senza farci troppi spoiler, puoi delinearci a grandi linee la trama di “Non ditelo allo scrittore”? In cosa si differenzia dai romanzi precedenti? Tralasciando che comunque la trama gira già su internet 😀
Ve la racconto in un modo diverso da quello che gira su internet 😀 Questo è un libro in cui s’intrecciano tre storie, cioè a Vani capitano tre cose principali. Una è l’avventura più prettamente editoriale: il capo di Vani, quella mer… quell’essere spregevole che è l’editore Enrico Fuschi, ha motivo di sospettare che dietro a un grosso bestseller pubblicato anni prima dall’editore che l’aveva preceduto si celasse un ghostwriter. Per una serie di catastrofi legali, diventa fondamentale scoprirlo con certezza. E chi meglio di una ghostwriter può stanare un altro ghostwriter? Così, Enrico sguinzaglia Vani a caccia di questo ignoto scrittore… caccia che rivelerà una serie di sorprese.

Nel frattempo – e questa è la seconda trama – Vani continua a fare la consulente per la polizia; o meglio, continuerebbe, se il commissario Berganza non stesse facendo di tutto per tenerla lontana dal caso a cui sta lavorando. Perché, anche se lui per primo sa benissimo che Vani è un’ottima collaboratrice (e avrebbe anche molto interesse personale a lavorare fianco a fianco con lei), stavolta la faccenda è parecchio pericolosa (ha a che fare con un boss dello spaccio di eroina) e a lui che Vani si metta in pericolo proprio non va.

Questa “doppia missione” di Vani cede il passo di quando in quando a dei flashback dalla terza storia che si intreccia alle precedenti: questa però è una storia del passato, la storia della Vani del liceo, del suo fidanzato dell’epoca e soprattutto delle sue lezioni di letteratura inglese e di vita con il professor Reale.
Cosa c’entrano queste storie le une con le altre? Non sembra, ma c’entrano, c’entrano… 🙂

2. Dove hai trovato l’ispirazione per decidere a quale nuova avventura Vani sarebbe dovuta andare incontro?

Ma sai che non lo so? Probabilmente è un collage di ispirazioncine, di piccoli suggerimenti, che tutti cuciti insieme hanno contribuito a creare la trama. per esempio, una grossa parte del libro riguarda il tema della notorietà dello scrittore, del rapporto fra lo scrittore e il pubblico, e un sacco di spunti divertenti mi sono arrivati dalle presentazioni in giro per l’Italia che ho fatto in questi anni. Un’altra componente forte è – ancora una volta – il rapporto fra libri e vita vera, e per quella ho attinto a piene mani alle lezioni che io veramente ricordo del mio, di liceo (il professore di letteratura inglese di Vani è un frullatone di tutta una serie di miei ottimi professori. Non a caso l’ho chiamato Reale!). E questo solo per fare due esempi, ma potremmo continuare…

3. Dopo la trilogia con protagonista Vani- ah, ma è una trilogia, vero?

Pentalogia!!! Sempre che me lo lascino fare, s’intende! 😀 Ma io ho in testa una storia generale che dura cinque libri, quindi siamo solo a metà!

4. Dicevamo, dopo la pentalogia con protagonista Vani ti piacerebbe cimentarti nella stesura di un romanzo completamente diverso? 
Eccome! Non perché voglia sbarazzarmi di Vani, eh: ho ancora un casino di roba da farle fare e mi diverto tantissimo a scrivere di lei. Però ho un sacco di storie in testa e non tutte necessariamente la riguardano. Prima o poi, per esempio, mi piacerebbe moltissimo scrivere un romanzo per ragazzi.

5. A proposito di “pentalogia con protagonista Vani”: con che soprannome vorresti che fosse indicata tale serie? (Per capirci: pentalogia di Vani, pentalogia della scrittrice senza nome, pentalogia senza nome 😂 o che altro?)

Uh, questo sarebbe utile da sapere! Che ne dici di “Ghostwriter”, come nome della serie? Io volevo intitolare il primo libro proprio così, “Ghostwriter”, semplicemente, ma le mie sagge editor mi hanno fatto no no col ditino e mi hanno fatto notare che non tutti sono tenuti a sapere chi sia un ghostwriter – anzi, magari sentono “ghost” e pensano a un romanzo sui fantasmi. Effettivamente avevano ragione (le mie editor sanno fare il loro mestiere, oh sì.)

6. È possibile che la suddetta possa prima o poi venire adattata per la televisione? Ti piacerebbe o temi che potrebbe subire storpiature troppo rilevanti? Che attori sceglieresti per interpretare i vari personaggi? (Se non erro te l’avevano già chiesto a Genova, ma la mia memoria fa abbastanza schifo)
Nemmeno io mi ricordo se me l’avessero chiesto quando ci siamo incontrate, ma 1) nemmeno io mi ricordo mai niente, e 2) tanto me lo chiedono comunque spessissimo! Sì, certo, mi divertirei tantissimo se facessero un adattamento, specialmente se potessi partecipare alla produzione e sbirciare da dietro le quinte come si lavora a queste cose! Quanto agli attori, ti confesso che di italiani ne conosco pochi pochissimi, e uno degli sport preferiti delle mie lettrici è proprio suggerirmi il cast: il che significa che ogni tanto apro una email o un messaggio di Facebook, e bam!, il mio monitor si riempie del faccione di un ipotetico Berganza, o Riccardo, o di una Vani. E’ troppo divertente guardare chi i lettori vedrebbero in quale ruolo!

Primo libro della serie, 2015
7. A distanza di due anni dalla pubblicazione del tuo primo libro, pensi di aver mantenuto invariato il tuo stile narrativo o ritieni si sia verificato un qualche cambiamento? 

Guarda, così su due piedi ti direi di sì, perché sulla carta (che espressione appropriata) cerco di seguire sempre le solite linee guida: ritmo il più possibile brillante, un certo grado di comicità, un certo grado di cinismo. Solo che sono un sacco i lettori che mi hanno detto di avere percepito una differenza fra il primo e il secondo libro. Fortunatamente una differenza in positivo: mi dicono che il primo libro li ha fatti ridere ma che trovavano che nel secondo la scrittura fosse più, aspetta, qualcosa tipo più libera, più disinvolta. Come se mi fossi messa più a mio agio. Il che mi fa un sacco ridere, perché dopo il successo (totalmente inatteso!) del primo libro ho avuto una botta di ansia da prestazione che lèvati!

8. Similmente, pensi di aver fatto intraprendere ai tuoi personaggi una sorta di maturazione psicologica?

Mah, spero proprio di sì, visto che l’evoluzione psicologica di Vani è un po’ il vero fulcro di tutta la pentalogia! Ma qui sento già il Grande censore degli Spoiler guardarmi male da dietro il suo scranno da giudice del Settecento e minacciarmi col suo martelletto, quindi mi cucio la bocca…

Secondo libro della serie, 2016
9. C’è  stato, nel corso della stesura dei tre romanzi, un momento ino cui hai pensato di non farcela?

Proprio non farcela no, ma di certo i momenti ardui ci sono: come dicevo prima, quando si avvicina l’uscita del tuo ultimo libro e quello prima è andato meglio di quanto osassi sperare, e di colpo questa che sarebbe una cosa bellissima si trasforma in un’arma a doppio taglio perché ti induce a pensare “Non può continuare sempre così, vedrai che adesso le aspettative saranno così alte che di sicuro deluderai tutti”; oppure quando la redazione ti manda le bozze in versione ultima ultimissima superdefinitiva e tu le leggi e RISCRIVERESTI TUTTO e OMMIODDIO NON POSSO VERAMENTE STARE PER FAR USCIRE UNA ROBA DEL GENERE; oppure quando hai cinquanta presentazioni fissate e lavori nove ore al giorno e stai organizzando un convegno un concerto e il tuo matrimonio ed è venerdì e “Ce la faresti a inserire altri due capitoli per approfondire questo tema collaterale, diciamo per lunedì?”…

10. La domanda più strana che ti hanno mai rivolto? E cos’hai risposto?  

Aspe’, fammici pensare. Mi ricordo un’intera intervista fattami da una psicanalista (tra l’altro una tipa in gambissima, eh), le cui domande però erano così elevate e complesse che per tutto il tempo ho avuto la netta sensazione di stare rispondendo come un moccioso di cinque anni che prende il posto del fratello maggiore all’esame per l’ammissione ad Astrofisica… Ah, e poi è stata memorabile anche quella volta in cui mi hanno chiesto come mai nei miei romanzi il sesso fosse così disdicevolmente poco. Credo di avere risposto “Me lo chiedo anch’io” e lasciato intendere di stare valutando una svolta osé delle avventure di Vani: chissà se il pubblico ha capito che ero ironica o se il boom di vendite che c’è stato di lì a poco si è dovuto a quello!

  • Titolo: Non ditelo allo scrittore
  • Autrice: Alice Basso
  • Numero di pagine:  340
  • Prezzo di copertina: 16,90€

Sinossi: Questa volta, il compito affidato a Vani dal direttore della sua casa editrice è una vera e propria sfida: deve scovare un suo simile, un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana. Solo lei può farlo uscire dall’ombra. Ma per renderlo un comunicatore perfetto, lei che ama solo la compagnia dei suoi libri e veste sempre di nero, ha bisogno del fascino ammaliatore di Riccardo. Lo scrittore che le ha spezzato il cuore, ora è pronto a tutto per riconquistarla. Intanto il commissario Berganza è sicuro che Vani sia l’unica a poter scoprire come un boss agli arresti domiciliari riesca comunque a guidare i suoi traffici. Ma non è l’unico motivo per cui desidera averla vicino. E quando la vita del commissario è in pericolo, Vani rischia tutto per salvarlo..

P. S. Stanco/a della città? Vuoi passare un bel weekend all’aria aperta in compagnia di gente simpatica? O semplicemente mangiare gratis? Allora ti aspetto domenica 4 giugno ad Aosta 🙂

Notti insonni

Ho gestito tanti blog. Ho abbandonato tanti blog che ho gestito. Cos’avrà questo di diverso? Niente, probabilmente finirà nel dimenticatoio insieme agli altri. Però intanto avevo voglia di crearlo. Quindi eccoci qui, questa volta a parlare di libri. Il primo articolo lo voglio dedicare a un’autrice speciale e che non riesco a togliermi dalla testa da quando l’ho incontrata, due giorni fa: Alice Basso. Prima d’iniziare, qualche piccola nota su chi sia. 

Biografia

Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora in una casa editrice. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni e canta in una band di rock acustico per cui scrive anche i testi delle canzoni. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne.

Ecco. Tutto ció è estremamente riduttivo. Il 31 maggio sono andata alla Feltrinelli di Genova per assistere alla presentazione del suo secondo libro (“Scrivere è un mestiere pericoloso”) e quindi non riesco più a smettere di pensarci. È così BOOM. Davvero. Ho paura di diventare una stalker. Ma non posso farci niente se mi sta simpatica. Però ho un nuovo idolo e ben due autugrafi suoi, capite? Con tanto di dedica. Sono pure arrivata con due (manco a farlo apposta) ore di anticipo, e mi giustifico con il fatto che abito in un’altra regione. Sono stata due ore lunghe, trascorse andando avanti e indietro per il piano un sacco di volte. Ho chattato. Ho sfogliato le copie dei libri che mi ero portata. Piano piano la stanza ha iniziato a riempirsi e la mia ansia a crescere. Poi è entrata, alle 18 precise. L’ho salutata e mi ha stretto la mano. Stendiamo un velo pietoso sulla mia timidezza, non ne voglio parlare. Fatto sta che per novanta minuti ci ha raccontato dei vari personaggi e in che modo ha inserito se stessa tra le pagine. Poi purtroppo è finito e le ho detto che l’adoro. Come sono disagiata ❤️.

Tutto ebbe inizio la mattina di Natale, quando io e il primo romanzo c’incontrammo sotto l’albero. Confesso che l’avevo già intravisto sul tavolo della cucina ed è stato amore a prima vista. Cosa c’è di più bello dei libri che parlano di libri? Lo stile di Alice Basso, poi, è fresco, frizzante, genuino, purissima, leviss- ok, la smetto. Prometto che le prossime recensioni saranno più serie.    Intanto non vedo l’ora di leggere il prossimo libro, che per adesso è ancora in fase di stesura. I primi due romanzi da lei scritti sono i seguenti. 

L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome


Dietro un ciuffo di capelli neri e vestiti altrettanto scuri, Vani nasconde un viso da ragazzina e una innata antipatia verso il resto del mondo. Eppure proprio la vita degli altri è il suo pane quotidiano. Perché Vani ha un dono speciale: coglie l’essenza di una persona da piccoli indizi e riesce a pensare e reagire come avrebbe fatto lei. Un’empatia profonda e un intuito raffinato sono le sue caratteristiche. E di queste caratteristiche ha fatto il suo mestiere: Vani è una ghostwriter per un’importante casa editrice. Scrive libri per altri. L’autore le consegna la sua idea, e lei riempie le pagine delle stesse parole che lui avrebbe utilizzato. Un lavoro svolto nell’ombra. E a Vani sta bene cosi. Anzi, preferisce non incontrare gli scrittori per cui lavora. Fino al giorno in cui il suo editore non la obbliga a fare due chiacchiere con Riccardo, autore di successo in preda a una crisi di ispirazione. I due si capiscono al volo e tra loro nasce una sintonia inaspettata fatta di citazioni tratte da Hemingway, Fitzgerald, Steinbeck. Una sintonia che Vani non credeva più possibile con nessuno. Per questo sa di doversi proteggere, perché, dopo aver creato insieme un libro che diventa un fenomeno editoriale senza paragoni, Riccardo sembra essersi dimenticato di lei. E quando il destino fa incrociare di nuovo le loro strade, Vani scopre che le relazioni, come i libri, spesso nascondono retroscena insospettabili.

Scrivere è un mestiere pericoloso 


Un gesto, una parola, un’espressione del viso. A Vani bastano piccoli particolari per capire una persona, per comprenderne il modo di pensare. Una dote speciale di cui farebbe volentieri a meno. Perché Vani sta bene solo con sé stessa, tenendo gli altri alla larga. Ama solo i suoi libri, la sua musica e i suoi vestiti inesorabilmente neri. Eppure, questa innata empatia è essenziale per il suo lavoro: Vani è una ghostwriter di una famosa casa editrice. Un mestiere che la costringe a rimanere nell’ombra. Scrive libri al posto di altri autori, imitando alla perfezione il loro stile. Questa volta deve creare un ricettario dalle memorie di un’anziana cuoca. Un’impresa più ardua del solito, quasi impossibile, perché Vani non sa un accidente di cucina, non ha mai preso in mano una padella e non ha la più pallida idea di cosa significhino termini come scalogno o topinambur. C’è una sola persona che può aiutarla: il commissario Berganza, una vecchia conoscenza con la passione per la cucina. Lui sa che Vani parla solo la lingua dei libri. Quella di Simenon, di Vázquez Montalbán, di Rex Stout e dei loro protagonisti amanti del buon cibo. E, tra un riferimento letterario e l’altro, le loro strambe lezioni diventano di giorno in giorno più intriganti. Ma la mente di Vani non è del tutto libera: che le piaccia o no, Riccardo, l’affascinante autore con cui ha avuto una rocambolesca relazione, continua a ripiombarle tra i piedi. Per fortuna una rivelazione inaspettata reclama la sua attenzione: la cuoca di cui sta raccogliendo le memorie confessa un delitto. Un delitto avvenuto anni prima in una delle famiglie più in vista di Torino. Berganza abbandona i fornelli per indagare e ha bisogno di Vani. Ha bisogno del suo dono che le permette di osservare le persone e scoprirne i segreti più nascosti. Eppure la strada che porta alla verità è lunga e tortuosa. A volte la vita assomiglia a un giallo. È piena di falsi indizi. Solo l’intuito di Vani può smascherarli. “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” è stato uno degli esordi più amati dai lettori e dalla stampa più autorevole. Lo stile unico e la forza narrativa di Alice Basso hanno conquistato tutti. Come la sua esilarante protagonista, Vani, che torna con un nuovo libro da scrivere, un nuovo caso da risolvere e un nuovo inaspettato nodo sentimentale da sciogliere.

Alice Basso e Barbara Fiorio alla Feltrinelli. Foto scattata da “la Feltrinelli Genova”

Con questo è tutto, andate in pace e leggete i libri di Alice Basso.