Recensione – Il piacere

Ed eccoci con la prima recensione negativa.


Autore: Gabriele D’Annunzio           Genere: Narrativa (in teoria)                 Prima pubblicazione: 1889               Prezzo di copertina: 8,50 €               Numero di pagine: 401                       Casa editrice: Garzanti

L’autore


Gabriele D’Annunzio (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1º marzo 1938), è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico, giornalista e patriota italiano, simbolo del Decadentismo[2] e celebre figura della prima guerra mondiale. Soprannominato il Vate, cioè “poeta sacro, profeta”, cantore dell’Italia umbertina, occupò una posizione preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal 1914 al 1924. È stato definito «eccezionale e ultimo interprete della più duratura tradizione poetica italiana e come politico lasciò un segno nella sua epoca e una influenza sugli eventi che gli sarebbero succeduti.

La trama 

Andrea Sperelli non è il semplice protagonista di un romanzo, è qualcosa di più: il rappresentante di un modo di vivere “unico e inimitabile”, l’esteta, colui che vuole vivere la vita come un’opera d’arte, che dice “sì alla vita”. Andrea Sperelli ama il Bello, lo ricerca in ogni cosa e lo afferma in ogni gesto: negli arredi dell’appartamento di Palazzo Zuccari e nelle sfide a duello, nella poesia e nelle arti figurative, nel rapporto con gli amici e con le donne. Andrea Sperelli è un irresistibile seduttore e un focoso amante. In una Roma corrotta e lussuriosa, dove ancora riecheggia l’antica grandezza, D’Annunzio traspone un alter ego sensuale e appassionato, un uomo volubile ed estremo, negli slanci come nelle bassezze. Un eroe decadente, destinato, sempre e comunque, alla solitudine dei “grandi”.

Un estratto 

Egli prevenne il gesto di Elena, tendendo la mano. E da allora in poi li avorii, li smalti, i gioielli passarono dalle dita dell’amata in quelle dell’amante, comunicando un indefinibile diletto. Pareva ch’entrasse in loro una particella dell’amoroso fascino di quella donna, come entra nel ferro un poco della virtù d’una calamita. Era veramente una sensazione magnetica di diletto, una di quelle sensazioni acute e profonde che si provan quasi soltanto negli inizii di un amore e che non paiono avere nè una sede fisica nè una sede spirituale, a simiglianza di tutte le altre, ma sì bene una sede in un elemento neutro del nostro essere, in un elemento quasi direi intermedio, di natura ignota, men semplice d’uno spirito, più sottile d’una forma, ove la passione si raccoglie come in un ricettacolo, onde la passione s’irradia come da un focolare.

La recensione  

Il mese scorso iniziavo la recensione de “I Malavoglia” (qui disponibile) scrivendo “A chi non sono mai stati assegnati dei libri per la scuola? Grossi e noiosissimi volumi, scritti in una lingua che dovrebbe corrispondere all’italiano, ‘nsomma… una palla. ” Se con il libro di Verga le aspettative si sono rivelate errate, “Il piacere” di D’Annunzio ci ha colpito in pieno.

Prima di partire, come al solito, è utile approfondire il contesto storico – letterario in cui è stato concepito. Il fatto che si tratti di una lettura estremamente difficile, con troppe divagazioni artistiche, un linguaggio aulico e con un finale “tragico” deriva infatti dalla profonda influenza della cultura decadente e del movimento estetico. Quindi non è che sia sempre stato così dannatanente noioso, semplicemente contiene e propone tendenze che al giorno d’oggi non appassionano proprio tutti.  Aggiungo inoltre che la scuola ha il compito sì di insegnare ma anche di appassionare, eppure come fa un ragazzo di 18/19 anni ad appassionarsi alla lettura se per l’estate gli vengono assegnati libri simili e persino una verifica al riguardo? Sono del parere che letture così “scolastiche” vadano affrontate appunto solo nel contesto scolastico, poi se uno ha piacere ad approfondirle anche al di fuori allora ben venga. È inoltre, non sarebbe più piacevole e proficuo se invece di una verifica a settembre ci fosse un dibattito? Magari si eviterebbe di ricorrere sempre e solo ai riassunti online, cosa che sicuramente farò anche io perché affermare di aver letto “Il piacere” è un eufemismo.

Questo perché a partire dal terzo capitolo ho iniziato a odiare profondamente il protagonista, odio che si è protratto per tutte le noiosissime 401 pagine. Andrea Sperelli è un uomo frivolo, con la puzza sotto al naso, fiero di essere così colto, narcisista ed è meglio se mi fermo qui. Una particolare voglia di bruciare le pagine si è presentata soprattutto quando nei dialoghi, di punto in bianco, iniziava a riferirsi a se stesso in terza persona. Proprio l’urto.

La trama non sarebbe neanche una schifezza, se non fosse per il ritmo:  è lento, lentissimo, colpi di scena manco a pagarne. Il linguaggio incomprensibile, se non decidi di interrompere ogni due secondi la lettura per leggere le note a piè di pagina e decifrare le parole in greco antico, ripetitivo e melenso quando si parla di Elena (altro personaggio fortemente odiato) o di Maria (che si salva perché almeno lei capisce che razza di uomo sia Andrea).


Lo consiglio a chiunque soffra d’insonnia, abbia tendenze masochistiche o voglia far vedere su Anobil quant’è intelligente perché apprezza libri simili.


P. S. È orribile pure la copertina dell’edizione che ho trovato.

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