Recensione – Zia Mame

  • Autore: Patrick Dennis
  • Genere: comico, sentimentale 
  • Prima pubblicazione: 1955
  • Prezzo di copertina: 12,00€
  • Numero di pagine: 354 + postfazione di 26 pagine 
  • Casa editrice: Adelphi


Patrick Dennis, pseudonimo maggiormente noto di Edward Everett Tanner III (Evanston, 18 maggio 1921 – New York, 6 novembre 1976), è stato uno scrittore statunitense. 

La vita privata di Patrick Dennis fu particolare e per certi versi rocambolesca. Noto per i suoi comportamenti sopra le righe e per il vizio di spogliarsi in pubblico nei contesti meno adatti[1], il 30 dicembre 1948 sposò l'aristocratica Louise Stickney (da cui ebbe anche due bambini), ma in seguito fu anche al centro di relazioni omosessuali divenendo popolare sulla scena gay del Greenwich Village di New York (proprio come il suo personaggio Zia Mame era diventata un'icona gay ante litteram).

Dopo varie vicende che lo portarono a perdere tutto il patrimonio accumulato durante la sua carriera di scrittore, trascorse l'ultima parte della sua vita servendo come maggiordomo (in incognito) in California.

Immaginate di essere un ragazzino di undici anni nell’America degli anni Venti. Immaginate che vostro padre vi dica che, in caso di sua morte, vi capiterà la peggiore delle disgrazie possibili, essere affidati a vostra zia – che non conoscete. Immaginate che vostro padre – quel ricco, freddo bacchettone di vostro padre – poco dopo effettivamente muoia, nello spogliatoio del suo golf club. Immaginate di venire spedito a New York, di suonare all’indirizzo che la vostra balia ha con sé, e di vedervi aprire la porta da una gran dama leggermente equivoca, e soprattutto giapponese. Ancora, immaginate che la gran dama vi dica «Ma Patrick, caro, sono tua zia Mame!», e di scoprire così che il vostro tutore è una donna che cambia scene e costumi della sua vita a seconda delle mode che regolarmente anticipa. A quel punto avete solo due scelte, o fuggire in cerca di tutori più accettabili, o affidarvi al personaggio più eccentrico, vitale e indimenticabile che uno scrittore moderno abbia concepito, e attraversare insieme a lei l’America dei tre decenni successivi in un foxtrot ilare e turbinoso di feste, amori, avventure, colpi di fortuna, cadute in disgrazia che non dà respiro – o dà solo il tempo, alla fine di ogni capitolo, di saltare virtualmente al collo di zia Mame e ringraziarla per il divertimento.

La porta dell’ascensore si aprì, ci lasciò uscire, e si richiuse alle nostre spalle. Eravamo soli.

“Maria Vergine, l’antro del demonio!” esclamò Norah.

In effetti, ci trovavamo in un ingresso con le pareti nere come la pece. L’unico lume proveniva dagli occhi gialli di un bizzarro idolo pagano con due teste e otto braccia, appoggiato su un piedistallo di tek. Di fronte a noi c’era una porta rosso lacca. Non sembrava la casa di una signora spagnola. Anzi, non sembrava proprio una casa.

Anche se avevo ormai dieci anni, mi aggrappai alla mano di Norah.

“Oh Dio, è come il gabinetto delle signore all’Oriental Theater, vero o no?” gemette lei.

Subito dopo si attaccò al campanello, e quando la porta si aprì non riuscì a trattenere un gridolino:

“Dio mio, un cinese!”M

[…]

“Ma scusi, perché non mi ha detto che arrivavate oggi? Non mi sarei neanche sognata di dare una festa!”

“Veramente, signora, le ho mandato un telegramma”.

“Sì, ma nel telegramma si diceva che sareste arrivati il 1° luglio, domani. Oggi è solo il 31 giugno…”

Norah scosse la testa con aria grave. “Veramente, signora, oggi è il 1° luglio, mannaggia a me”.

La signora esplose in una risata argentina: “Su, non facciamoci ridere dietro, lo sanno anche i bambini : “Trenta dì conta novembre, con april, giugno e …”. Oh santo cielo”. Pausa. “Ma caro,” disse con aria melodrammatica “allora io sono tua zia Mame!”.

Spesso ho letto commenti entusiasti su questo romanzo, senza capire bene di cosa parlasse, e dopo averlo terminato anche io non posso che darvi ragione! 

Mame Dennis è una donna tutt'altro che tradizionale: legge Proust, Marx, Freud, va a teatro, possiede un'infinità di vestiti, gioielli, e ha più soldi di quanti riesca a spenderne. Addirittura, quando dopo la morte del fratello si ritrova a dover crescere il nipote Patrick, il primo provvedimento che prende è quello di iscriverlo in una scuola dove gli alunni girano completamente nudi. Proprio Patrick ci narra, attraverso undici racconti cronologici, la vita di zia Mame e le sue stramberie

Contribuisce al coinvolgimento emotivo anche l'interazione di personaggi fittizi con eventi storici reali, quali la Grande Depressione o la Seconda Guerra Mondiale. Tali incontri non solo determinano in maniera rilevante l'andamento della trama, ma permettono inoltre di riflettere sulle conseguenze concrete da essi scaturite e contribuiscono a formare dei profili psicologici tridimensionali.

La storia copre infatti un arco di trent'anni e non si può rimanere indifferenti all'evoluzione di Mame, Patrick e del loro rapporto.

Il personaggio della zia irrompe fin dall'inizio come una figura devastante, impetuosa, abbagliante e capace di spiccare sulle numerose personalità popolanti Il romanzo; tanto che quando Patrick cresce e acquista centralita nelle vicende, paradossalmente diventa anche un personaggio poco interessante. Si percepisce molto la mancanza di Mame, che continua a riverire il nipote nonostante quest'ultimo si ponga spesso con lei in atteggiamento provocatorio e conflittuale. 

Dal suo canto Mame invecchia. È brutto da dire ma è così: invecchia. La conosciamo nel 1929 durante una festa e quando il libro si chiude, negli anni '50, ha ormai i capelli grigi. Ma sta dando di nuovo una festa. Perché Mame non cambia mai, Mame è davvero uno di quei personaggi che alla fine ti spiace salutare. 

Il mio consiglio è dunque di non lasciarsi spaventate dalla mole di quasi quattrocento pagine: scorrono lisce come l'olio.

Must read – Book Tag

Buon martedì a tutti, con che libro state iniziando la vostra settimana? Io ho terminato ieri sera Zia Mame, di cui vi ho parlato la settimana scorsa. Nonostante la gradevolezza ci ho messo un po’ a finirlo perché, ammettiamolo, è oggettivamente un mattone 😂. Data l’ora tarda mi è mancato il tempo di stilarne una recensione, dunque per oggi vi propongo un Book Tag, dopo qualche mese di astinenza.

Must read – Book Tag 

1. In che modo, solitamente, scopri nuovi libri da leggere?

La mia  Wish-List è frutto principalmente del passaparola. Capita che decida di iniziare un libro dopo averne letto recensioni positive o segnalazioni, così come possono influenzarmi anche i consigli di persone fidate. Confesso inoltre che occasionalmente mi baso sulle copertine, ma generalmente do più peso alla trama.

2. I premi letterari influenzano la tua wishlist?

Per niente, anzi, spesso non so nemmeno se ciò che sto leggendo abbia o meno vinto qualche premio.


3. Ti senti in dovere di leggere libri considerati opere fondamentali della letteratura
?

Domanda spinosa: ni. Penso dipenda un po’ dal tipo di lettori che vogliamo essere: qualcuno preferirà considerarsi un esperto di fantasy, altri di young adult, o di gialli, romance, e via dicendo,  c’è chi deciderà dì puntare solo su quello e chi invece mischierà generi diversi. Personalmente vorrei essere una lettrice a tutto tondo, che legge la Kinsella ma anche Calvino, Orwell, Brontë, Pirandello e Doyle. Se poi i loro libri mi piacciano o meno, spetta a me deciderlo.

4. I libri che desideri leggere sono influenza dal punteggio che hanno su Goodreads?

Prima di iniziare un libro controllo sempre il punteggio, tuttavia nel momento in cui lo faccio ho già deciso di leggerlo. Quindi non lo influenza più di fatto, al massimo mi fa desistere dall’intraprendere altre letture.


5. Quali sono, secondo te, alcuni dei libri più sottovalutati?

Mi vengono in mente più libri sopravvalutati che sottovalutati, tuttavia vale la pena citare
Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’universo. Merita tantissimo e chi l’ha letto lo sa, tuttavia titolo e copertina non lo rendono appetibiles ai più e sono al contrario fonte di malintesi.


6. Quali libri hai comprato perché tutti ne parlano positivamente?

L’ho raccontato proprio venerdì in questo articolo: Noi siamo tutto e Prima di domani. Devo però ancore iniziare a leggerli.

“Noi siamo tutto” e “Prima di domani”: qualche curiosità 

Il punto è: se hai tantissimi libri in attesa e uno in lettura, a rigor di logica non dovresti affatto comprarne altri. E invece no 😀 . Non potevo proprio perdere quest’occasione, capite? Anche perché hanno insistito così tanto per regalarmeli che mi è parso brutto e scortese rifiutare. Quindi diamo il benvenuto a loro due.

Si tratta di uscite abbastanza recenti e presto saranno entrambi trasposti sul grande schermo. Generalmente non compro libri perché vanno di moda, infatti giuro che li ho scelti solo perché le trame e le recensioni mi ispiravano.

Chiediamoci: perché le traduzioni italiane dei titoli fanno sempre schifo? Perché diamine hanno scelto un titolo così orribile che se non fosse per le recensioni non l’avrei manco cagato di striscio? No eh, anche perché conosco due bellissimi libri ugualmente sfortunati: The perks of being a wallflower e Love letters to the dead. Non vi dicono nulla? Sto parlando di Noi siamo infinito Noi siamo grandi come la vita. Cioè, che schiho.

Madeline Whittier è allergica al mondo. Soffre infatti di una patologia tanto rara quanto nota, che non le permette di entrare in contatto con il mondo esterno. Per questo non esce di casa, non l’ha mai fatto in diciassette anni. Mai un respiro d’aria fresca, né un raggio di sole caldo sul viso. Le uniche persone che può frequentare sono sua madre e la sua infermiera, Carla. Finché, un giorno, un camion di una ditta di traslochi si ferma nella sua via. Madeline è alla finestra quando vede… lui. Il nuovo vicino. Alto, magro e vestito di nero dalla testa ai piedi: maglietta nera, jeans neri, scarpe da ginnastica nere e un berretto nero di maglia che gli nasconde completamente i capelli. Il suo nome è Olly. I loro sguardi si incrociano per un secondo. E anche se nella vita è impossibile prevedere sempre tutto, in quel secondo Madeline prevede che si innamorerà di lui. Anzi, ne è sicura. Come è quasi sicura che sarà un disastro. Perché, per la prima volta, quello che ha non le basta più. E per vivere anche solo un giorno perfetto è pronta a rischiare tutto. Tutto. Bestseller n°1 del New York Times, e tuttora ai vertici delle classifiche negli Stati Uniti a oltre un anno di distanza dall’uscita, lo struggente e romantico romanzo d’esordio di Nicola Yoon è in corso di pubblicazione in 38 Paesi, e presto arriverà nelle sale cinematografiche l’omonimo film. Noi siamo tutto è una storia dolce e commovente, un libro destinato a diventare un cult.

  • DATA USCITA: 21 settembre 2017
  • GENERE: Drammatico
  • ANNO: 2017
  • REGIA: Stella Meghie
  • ATTORI: Amandla Stenberg, Nick Robinson, Ana de la Reguera, Anika Noni Rose, Taylor Hickson, Danube Hermosillo, Dan Payne, Sage Brocklebank, Fiona Loewi, Peter Benson, Robert Lawrenson, Francoise Yip

  • SCENEGGIATURA: J. Mills Goodloe
  • FOTOGRAFIA: Igor Jadue-Lillo
  • MONTAGGIO: Nancy Richardson
  • MUSICHE: Ludwig Goransson
  • PRODUZIONE: Alloy Entertainment, Itaca Films, Metro-Goldwyn-Mayer (MGM)
  • DISTRIBUZIONE: Warner Bros.
  • PAESE: USA

Un domani nel titolo (anche se quando fu pubblicato la prima volta, nel 2011, si chiamava E finalmente ti dirò addio), una protagonista bellissima che muore in un incidente stradale, cosa vi ricorda? Resta anche domani, altro libro molto allegro e da cui è stato tratto un film. Poi ancora che mi chiedono perché non voglio prendere la patente.

Cosa faresti se ti rimanesse solo un giorno da vivere? Dove andresti? Chi baceresti? Fin dove ti spingeresti per salvare la tua vita?

Samantha Kingston ha tutto quello che si potrebbe desiderare: un ragazzo che tutte invidiano, tre amiche fantastiche, la popolarità. E venerdì 12 febbraio sarà un altro giorno perfetto nella sua meravigliosa vita. Invece Sam morirà tornando in macchina con le sue amiche da una festa.

La mattina dopo, però, Samantha si risveglia nel suo letto: è di nuovo il 12 febbraio.

Sospesa fra la vita e la morte, continuerà a rivivere quella sua ultima giornata comportandosi ogni volta in modo diverso, cercando disperatamente di evitare l’incidente…

  • DATA USCITA: 19 luglio 2017
  • GENERE: Drammatico
  • ANNO: 2017
  • REGIA: Ry Russo-Young
  • ATTORI: Zoey Deutch, Halston Sage, Logan Miller, Elena Kampourish, Kian Lawley, Medalion Rahimi, Cynthy Wu, Erica Tremblay, Liv Hewson, Diego Boneta, Jennifer Beals, Nicholas Lea

  • SCENEGGIATURA: Maria Maggenti
  • FOTOGRAFIA: Michael Fimognari
  • MONTAGGIO: Joe Landauer
  • MUSICHE: Adam Taylor
  • PRODUZIONE: Awesomeness TV, Jon Shestack Productions
  • DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures
  • PAESE: USA
  • DURATA: 98 Min

Teaser Tuesday – Zia Mame

Buongiorno, cari lettori, come va? Vi comunico che mi sono ufficialmente diplomata con 81 su 100 🙂 . Non dovendo più passare le mie giornate studiando capita ogni tanto di percepire in me un vago senso di nostalgia, tuttavia si dirada velocemente quando penso che dall'anno prossimo mi toccherà la fantomatica sessione estiva. Quindi in questa marea di tempo libero ho molte occasioni per leggere tranquillamente e, già che c'ero, per rifare la grafica del blog. Sono infatti cambiati totalmente il layout e i banner delle diverse rubriche (li trovate tutti qui), nella speranza di aver apportato un tocco di leggerezza e freschezza in questo caldo infernale.

Ma stiamo divagando. Per il Teaser Tuesday di oggi vi propongo il bellissimo libro che sto attualmente leggendo, comprato senza troppi problemi dopo averne sentito spesso egregiamente parlare. Per adesso mi sta piacendo un sacco! Voi lo conoscete?



La porta dell’ascensore si aprì, ci lasciò uscire, e si richiuse alle nostre spalle. Eravamo soli.

“Maria Vergine, l’antro del demonio!” esclamò Norah.

In effetti, ci trovavamo in un ingresso con le pareti nere come la pece. L’unico lume proveniva dagli occhi gialli di un bizzarro idolo pagano con due teste e otto braccia, appoggiato su un piedistallo di tek. Di fronte a noi c’era una porta rosso lacca. Non sembrava la casa di una signora spagnola. Anzi, non sembrava proprio una casa.

Anche se avevo ormai dieci anni, mi aggrappai alla mano di Norah.

“Oh Dio, è come il gabinetto delle signore all’Oriental Theater, vero o no?” gemette lei.

Subito dopo si attaccò al campanello, e quando la porta si aprì non riuscì a trattenere un gridolino:

“Dio mio, un cinese!”

[…]

“Ma scusi, perché non mi ha detto che arrivavate oggi? Non mi sarei neanche sognata di dare una festa!”

“Veramente, signora, le ho mandato un telegramma”.

“Sì, ma nel telegramma si diceva che sareste arrivati il 1° luglio, domani. Oggi è solo il 31 giugno…”

Norah scosse la testa con aria grave. “Veramente, signora, oggi è il 1° luglio, mannaggia a me”.

La signora esplose in una risata argentina: “Su, non facciamoci ridere dietro, lo sanno anche i bambini : “Trenta dì conta novembre, con april, giugno e …”. Oh santo cielo”. Pausa. “Ma caro,” disse con aria melodrammatica “allora io sono tua zia Mame!”.


Immaginate di essere un ragazzino di undici anni nell’America degli anni Venti. Immaginate che vostro padre vi dica che, in caso di sua morte, vi capiterà la peggiore delle disgrazie possibili, essere affidati a vostra zia – che non conoscete. Immaginate che vostro padre – quel ricco, freddo bacchettone di vostro padre – poco dopo effettivamente muoia, nello spogliatoio del suo golf club. Immaginate di venire spedito a New York, di suonare all’indirizzo che la vostra balia ha con sé, e di vedervi aprire la porta da una gran dama leggermente equivoca, e soprattutto giapponese. Ancora, immaginate che la gran dama vi dica «Ma Patrick, caro, sono tua zia Mame!», e di scoprire così che il vostro tutore è una donna che cambia scene e costumi della sua vita a seconda delle mode che regolarmente anticipa. A quel punto avete solo due scelte, o fuggire in cerca di tutori più accettabili, o affidarvi al personaggio più eccentrico, vitale e indimenticabile che uno scrittore moderno abbia concepito, e attraversare insieme a lei l’America dei tre decenni successivi in un foxtrot ilare e turbinoso di feste, amori, avventure, colpi di fortuna, cadute in disgrazia che non dà respiro – o dà solo il tempo, alla fine di ogni capitolo, di saltare virtualmente al collo di zia Mame e ringraziarla per il divertimento.

Recensione – I misteri di Sherlock Holmes 

  • Autore: Arthur Conan Doyle
  • Genere: raccolta di racconti, giallo 
  • Prima pubblicazione: 2016
  • Prezzò di copertina: 8,08€
  • Numero di pagine: 350 + contenuti extra 
  • Casa editrice: Mondadori (Oscar Junior)

Sir Arthur Ignatius Conan Doyle (Edimburgo, 22 maggio 1859 – Crowborough, 7 luglio 1930) è stato uno scrittore scozzese, considerato, insieme ad Edgar Allan Poe, il fondatore di due generi letterari: il giallo e il fantastico. In particolare è il capostipite del sottogenere noto come giallo deduttivo, reso famoso dal personaggio dell'investigatore Sherlock Holmes. La produzione dello scrittore tuttavia spazia dal romanzo d'avventura alla fantascienza, dal soprannaturale ai temi storici.

Come può Sherlock Holmes appassionare ancora? Il suo personaggio più acclamato, alla faccia di tutti, continua a riscuotere successo. La risposta potrebbe essere elementare, ma il punto è che Sherlock Holmes sa osservare. Capacità rara, soprattutto oggi che i nostri occhi sono abituatia pascolare sui monitor di palmari e cellulari, mentre intorno a noi il mondo accade.

Dalla Prefazione di Lorenza Ghinelli)

"Bene, bene, caro Watson, sia fatta la sua volontà. Da anni dividiamo la stessa stanza, e sarebbe davvero divertente se dovessimo finire per dividere la stessa cella. Lo sa, Watson, non mi importa confessarle che ho sempre pensato che avrei potuto essere un criminale con i fiocchi. Ed ecco che mi si offre l'occasione di sviluppare le mie tendenze in questo senso. Guardi un po'! […] Possiede per caso un paio di scarpe silenziose?

""Ho un paio di scarpe da tennis con la suola di gomma."

"Ottimamente. E una maschera?"

"Posso fabbricarne un paio con della della seta nera."

"Mi pare che anche lei possieda una forte inclinazione naturale per questo genere di passatempi![…]"

Prima o poi sarebbe arrivato il momento di leggere anche Sherlock Holmes, investigatore inglese maestro del giallo ottocentesco e presenza obbligatoria nella libreria di un un appassionato giallista. 

Nonostante la buona volontà, confesso che inizialmente ho trovato tale raccolta di racconti abbastanza lenta. Probabilmente mi aspettavo qualcosa di diverso, più azione, mentre invece il libro si apre con "La faccia gialla", storia interessante ma dal finale alquanto inusuale. C'è voluto un po' prima di familiarizzare con lo stile di Doyle e il suo bagaglio di personaggi, riuscendoci all'incirca poco dopo la metà.  

D'altra parte sin da subito mi ha positivamente colpita la figura di Holmes e il rapporto detenuto con Watson. In particolare ho apprezzato i 'abilità di Sherlock nel riuscire a scoprire più aspetti di una persona semplicemente partendo dall'osservazione di un oggetto, e l'atteggiamento bonario e quasi confidenziale con cui spesso si rivolge al collega. Più che alle avventure in sé, il successo di tali racconti è dunque secondo me dovuto principalmente ai protagonisti. 

In conclusione forse sarebbe stato meglio iniziare con un romanzo vero e proprio, ma tutto sommato non mi è dispiaciuta come prima esperienza.

Teaser Tuesday – I misteri di Sherlock Holmes

Maturità finita! Si riparte! In questo periodo mi sto dilettando con Sherlock Holmes 🙂

"Bene, bene, caro Watson, sia fatta la sua volontà. Da anni dividiamo la stessa stanza, e sarebbe davvero divertente se dovessimo finire per dividere la stessa cella. Lo sa, Watson, non mi importa confessarle che ho sempre pensato che avrei potuto essere un criminale con i fiocchi. Ed ecco che mi si offre l'occasione di sviluppare le mie tendenze in questo senso. Guardi un po'! […] Possiede per caso un paio di scarpe silenziose?"

"Ho un paio di scarpe da tennis con la suola di gomma."

"Ottimamente. E una maschera?"

"Posso fabbricarne un paio con della seta nera."

"Mi pare che anche lei possieda una forte inclinazione naturale per questo genere di passatempi![…]"

Autore: Arthur Conan Doyle

Trama: Come può Sherlock Holmes appassionare ancora? Il suo personaggio più acclamato, alla faccia di tutti, continua a riscuotere successo. La risposta potrebbe essere elementare, ma il punto è che Sherlock Holmes sa osservare. Capacità rara, soprattutto oggi che i nostri occhi sono abituati a pascolare sui monitor di palmari e cellulari, mentre intorno a noi il mondo accade.

(Dalla Prefazione di Lorenza Ghinelli)

Letture mensili #giugno2017

Mmm…  ‘sto mese ho fatto proprio schifo, non solo dal punto di vista delle letture ma pure da quello della presenza. Mi rendo conto solo ora di aver pubblicato 4 articoli 😱. Mi spiace proprio un sacco, anche perché devo confessarvi che ultimamente ho poca voglia di leggere. Sarà che non trovo più letture che mi entusiasmino, però spero davvero passi presto il cosiddetto blocco del lettore. Intanto il 3 giugno avrò l’orale, per chi se lo fosse chiesto espongo una tesina su Severus Piton! Poi finalmente mare e TANTI, TANTI LIBRI. Vorrei tornare a leggerne 12 in un mese come l’estate scorsa 😢.  Vi chiedo di portare pazienza (che poi, diciamocelo, sto facendo un dramma ma chi mi fila? LOL), dopo la maturità mi impegnerò a tornare attiva e a rendervi partecipi della nuova avventura che mi appresto a iniziare: l’entrata a Lettere Moderne!

Ok, tutto questo per rimandare il più possibile la confessione:  ho letto un solo libro, e neanche interamente 😂 . Cliccate sulla copertina se volete scoprire perché l’ho abbandonato! 


Comunicazione di servizio: domani non verrà pubblicato nessun articolo sul blog causa mancanza di materiale pronto. La situazione potrebbe ripetersi da oggi fino ai primi di luglio.E niente, pregate per me! 😂 

Recensione – La Ciociara

  • Autore: Alberto Moravia
  • Genere: drammatico, sentimentale 
  • Prima pubblicazione: 1957
  • Prezzo di copertina: 9,00€
  • Numero di pagine: 314
  • Casa editrice: Bompiani 


Alberto Moravia, pseudonimo di Alberto Pincherle (Roma, 28 novembre 1907 – Roma, 26 settembre 1990), è stato uno scrittore, giornalista, saggista, drammaturgo, reporter di viaggio e critico cinematografico italiano.

Considerato uno dei più importanti romanzieri del XX secolo, ha esplorato nelle sue opere i temi della sessualità moderna, dell'alienazione sociale e dell'esistenzialismo.

Salì alla ribalta nel 1929 con il romanzo Gli indifferenti, e pubblicò nella sua lunga carriera più di trenta romanzi. I temi centrali dell'opera di Moravia sono l'aridità morale, l'ipocrisia della vita contemporanea e la sostanziale incapacità degli uomini di raggiungere la felicità. La sua scrittura è rinomata per lo stile semplice e austero, caratterizzato dall'uso di un vocabolario comune inserito in una sintassi elegante ed elaborata.

"La ciociara" è la storia delle avventure di una madre e una figlia, costrette dal caso a passare un anno nelle prossimità del fronte del Garigliano tra il 1943 e il 1944. Ma "La ciociara" è anche e soprattutto la descrizione di due atti di violenza, l'uno collettivo e l'altro individuale, la guerra e lo stupro. Dopo la guerra e dopo lo stupro né un paese né una donna sono più quello che erano prima. Un cambiamento profondo è avvenuto, un passaggio si è verificato da uno stato di innocenza e di integrità a un altro di nuova e amara consapevolezza. D'altra parte tutte le guerre che penetrano profondamente nel territorio di un paese e colpiscono le popolazioni civili sono stupri. "La ciociara" non è un libro di guerra nel senso tradizionale del termine; è un romanzo in cui è narrata l'esperienza umana di quella violenza profanatoria che è la guerra.

Durante quell'estate si fecero molti affari, la gente aveva paura e ammucchiava la roba in casa e non gli pareva
mai abbastanza. C'era più roba nelle cantine e nelle di-
spense che nei negozi. Ricordo che un giorno portai un
prosciutto da una signora, dalle parti di via Veneto. Abita-
va in un bel palazzo, mi venne ad aprire un cameriere in li-
vrea e io avevo il prosciutto nella solita valigia di fibra e la signora, tutta bella e profumata, con tanti gioielli addosso
che pareva la Madonna, mi venne incontro nell'anticame-
ra e dietro di lei c'era il marito, un piccoletto grasso e la si- gnora quasi mi abbracciava dalla gratitudine dicendomi:
"Cara… o cara… venga da questa parte, si accomodi… venga, venga." Io la seguii in un corridoio e la signora aprì la porta della dispensa e allora vidi davvero ogni ben di Dio.
C'era più roba là dentro che in una pizzicheria. Era un camerotto senza finestra con tanti scaffali giro giro e sugli scaffali si vedevano disposte qui una fila di scatole grosse, di quelle da un chilo, di sardine all'olio, lì altro scatolame fino, americano e inglese e poi tanti pacchi di pasta, e sac- chi di farina e di fagioli e vasi di confettura e almeno una decina tra prosciutti e salami. Io dissi alla signora: "Signora, lei qui ci ha da mangiare per dieci anni." Ma lei rispose: "Non si sa mai." Misi il prosciutto accanto agli altri e il marito lì per lì mi pagò e mentre toglieva il denaro dal por- tafogli le mani gli tremavano dalla gioia e non faceva che ripetere: "Appena ci ha qualche cosa di buono, si ricordi
di noi… siamo disposti a pagare il venti e anche il trenta per cento più degli altri."-

Da dove partire? Generalmente non amo abbandonare i libri a metà perché mi dà un senso di incompletezza, eppure questa volta ho dovuto proprio farlo: il tempo per leggere è sempre meno (il 21 inizio la maturità!) e quei ritagli dedicati alla lettura non mi andava proprio di sfruttarli per un romanzo oggettivamente interessante ma soprattutto oggettivamente pesante. Quindi le nostre strade si sono divise a pagina ottantacinque.

A non convincermi fin da subito ci ha pensato il personaggio di Cesira, protagonista e voce narrante. So che col progredire della lettura avrebbe avuto modo di evolversi caratterialmente e maturare, eppure tutto di lei, dalla volontà di ignorare la realtà della guerra chiudendosi nel proprio egoismo fino all'atteggiamento altezzoso, mi ha irritato profondamente potandomi a disprezzarla. Inoltre, il fatto che la vicenda sia presentata attraverso i suoi occhi giustifica bene quanto accennato all'inizio. 

Rosetta, la figlia, non da meno mi è purtroppo parsa eccessivamente stereotipata, nel bene quanto nel male, con la fragilità infantile e il pensiero volto a cose futili.

Solo Michele, entrato in scena quando ormai ero in procinto di abbandonare il romanzo, senza tuttavia impedirne l'accaduto, è stato l'unico a trasmettermi un minimo di empatia e a risultarmi convincente. Sembra infatti il solo in grado di comprendere cosa stia accadendo e di crearsi in merito un' opinione argomentata validamente.

Per quanto riguarda lo stile, Moravia addotta Il linguaggi popolare e spesso divaga in lunghe descrizioni o in elenchi inutili allo sviluppo della trama. Non ho apprezzato nessuna di tali scelte, anche se il lessico semplice fa svanire in parte l'imponenza del' autore e della lunghezza del libro.  

In conclusione, nella mia esperienza con "La Ciociara" sono mancati quasi del tutto il coinvolgimento emotivo, l'interesse, la curiosità, e pertanto lo consiglio esclusivamente a chi cerca una lettura impegnativa.

Alice Basso ad Aosta 

Domenica è stata una giornata bella bella perché Alice Basso ha presentato “Non ditelo allo scrittore” qui ad Aosta, e da quel momento la sto indirettamente tartassando su Facebook con post, foto e commenti. Con un po’ di fortuna, l’articolo che state leggendo non le comparirà in bacheca e non si sentirà quindi in dovere di denunciarmi alla Polizia Postale come soggetto potenzialmente pericoloso (cosa che tra l’altro potreste fare anche voi, dato che degli ultimi quattro articoli ben due sono su Alice. Diciamocelo: “Che palle”. Giuro che dopo oggi smetto. Per un po’. Un pochino). 

Ma teniamo a noi. Se avete avuto la pazienza di arrivare fin qui, forse vi starete chiedendo: “Ma perché tra tutti i bei posti che l’Italia offre, Alice è andata a inoltrarsi in quel buco di Aosta?” E io vi rispondo, per soddisfare la vostra curiosità e non certo per assumermi alcun merito, che l’ho invitata io al termine dell’intervista per il blog (quindi fine marzo, inizio aprile, tutto ok insomma).  

Uhm. Che ha detto a ‘sta benedetta presentazione? Saltiamo i ringraziamenti iniziali verso la sottoscritta *coff coff* e passiamo direttamente al succo della vicenda. 

Innanzitutto ha raccontato di essere stata a Chätillion il giorno prima, sempre per una presentazione, al Castello Gamba. 

Dopodiché si è parlato del personaggio di Vani, del fatto che svilupperà la serie in cinque libri di cui il primo reale al 2015, si è scherzato riguardo alla sua età in quanto appare molto giovane e quindi le hanno attributo 22 anni

Ha raccontato di essere stata ispirata nella trama dal proprio lavorare in una casa editrice, ambiente da lei definito “pazzo” e di cui ha voluto svelarci i retroscena. 

Si é posto l’accento sulle numerose citazioni letterarie presenti nei suoi romanzi e sul lavoro di Vani: ghostwriter, ovvero chi scrive libri a nome d’altri, spesso di vip. 

È seguita la lettura del passaggio:

Okay: chi è un ghostwriter? Be’, vediamo. In sostanza, un ghostwriter è una persona che scrive al posto di un’altra, che però alla fine firma il libro. Tipo: uno scrittore che è passato alla tv e non ha più tempo per finire il suo ultimo romanzo. Un comico che vuole pubblicare una raccolta di monologhi ma non è capace di scriverne così tanti tutti assieme. Un vip che ha promesso di pubblicare la propria autobiografia ma scrive come un bambino di sei anni. O ancora: un medico che ha inventato una terapia nuova ma non si sa esprimere abbastanza chiaramente da spiegarla in un articolo; uno statista abituato a rispondere alle interviste ma non a scrivere qualcosa ex novo; un imprenditore che deve apparire in televisione ma è meglio che non parli a braccio perché blatererebbe delle schifezze come brand e customizzare e business-oriented e brieffato. In casi come questi, gli editori dicono senza scomporsi: «Non si preoccupi, sarà un successo», aprono una lista di nomi di schiavi, ed è qui che entriamo in scena noi. Ci danno due o tre linee guida sui contenuti, un elenco di materiali da consultare se ce n’è bisogno, una data di scadenza di solito vergognosamente vicina, un micragnoso pagamento per ritornarcene nell’ombra senza dire a nessuno che siamo stati noi. Ed ecco che il libro/il discorso/l’articolo è fatto. Questo è il punto in cui solitamente, quando spiego il mio mestiere, la gente dice «wow».

Quindi si è proseguito definendo l’empatia di Vani, che le permette di assorbire il modo di parlare delle persone per le quali deve scrivere, e raccontando del rapporto di Vani con il suo capo, Enrico (una sottospecie di squalo che non può licenziare Vani, perché troppo abile nello svolgere il proprio mestiere). 

Lettura di un nuovo passo: 

Altro accenno al carattere di Vani e rivelazione da parte di Alice riguardo l’avere un’amica con un atteggiamento simile, seppur meno drastico.

Si è disquisito riguardo l’utilizzo delle parolacce nei libri 😂 .

A seguire un breve riassunto dei primi tre romanzi, secondo Alice autoconclusivi in quanto dotati di riassunto. 

Si è accennato a Romeo Berganza (❤️), idolo di ogni donna e “sbirro intelligente” che, resosi conto della capacità di Vani, la assume come collaboratrice.

E ancora, il rapporto di Vani con la propria famiglia e col professor Reale, professione, quella dei professori, da Alice molto stimata. B

Breve commento sull’attività di Alice come cantante e sul personaggio di Morgana, una Vani in miniatura che suona in una band.

Piccola digressione sulla gavetta di Alice nell’editoria e sul suo desiderio di scrivere storie per ragazzi compresi tra i 13 e i 19 anni. 

Per concludere, la questione del triangolo amoroso e commenti sulla serie di Rocco Schiavone.

FINE! Che fatica trascrivere tutto 😂. C’era anche un buffet, ma sinceramente non l’ho visto, poiché troppo presa a stare vicina ad Alice. 

V lascio con una carrellata di foto, invitandovi a individuarmi tra il pubblico 🙂 . 

P. S. Grazie a chi mi ha preso gli appunti 🙂